Banca di Teramo, via alla fusione Roma sta già studiando i conti

26 Febbraio 2016

Sono arrivati in viale Crucioli i funzionari della Bcc della capitale incaricati della “due diligence” L’operazione si chiuderà in ottobre, c’è l’ok del cda: garantiti posti di lavoro e valore delle azioni

TERAMO. Ora non ci sono più solo voci e dichiarazioni, da ieri l’aggregazione della Banca di Teramo di credito cooperativo alla Bcc di Roma è materialmente partita con l’arrivo nella sede di viale Crucioli di funzionari dell’istituto romano che hanno cominciato a esaminare bilanci e documenti. Si tratta della cosiddetta “due diligence”, ovvero dell'attività di investigazione e di approfondimento di dati e di informazioni relativi all'oggetto di una trattativa tra società. Il fine di questa attività è ovviamente quello di valutare la convenienza di un affare e di identificarne i rischi e i problemi connessi.

Conclusa la “due diligence”, i consigli d’amministrazione di entrambe le banche dovranno riunirsi e deliberare l’aggregazione (che quasi certamente sarà una fusione per incorporazione) e questa dovrà poi essere approvata dalle rispettive assemblee dei soci. Passeranno, insomma, dei mesi. È probabile che la fusione avverrà subito dopo l’estate, probabilmente in ottobre.

Fusione o aggregazione che dir si voglia, di fatto il nome della Banca di Teramo sparirà. È dunque, quello in corso, un passaggio doloroso per l’istituto fondato a metà degli anni Novanta da Antonio Tancredi, ma è tanto doloroso quanto necessario perché in realtà si tratta di un salvataggio in piena regola. La Bcc teramana si porta dietro da tempo il fardello di circa 40 milioni di crediti deteriorati (una delle peggiori situazioni italiane, secondo i dati di Bankitalia), frutto di una gestione quantomeno allegra che è andata avanti fino al 2012. In quell’anno il management è stato azzerato e la direzione generale è stata assunta da Fernando De Flaviis, ex Tercas, che ha avviato un drastico giro di vite. Banca di Teramo da qualche anno chiude i bilanci in attivo, ma la zavorra dei crediti in sofferenza resta e la costringe ad accantonamenti cospicui che in sostanza azzerano questi attivi. Il prossimo bilancio, ad esempio, dovrebbe prevedere 1,5 milioni di attivo ma anche un accantonamento più o meno pari ad esso. Visti i tempi grami per il credito, e visti i parametri di solidità molto più alti rispetto al passato richiesti dalla nuova legge sul credito cooperativo, per Teramo era inevitabile chiedere l’aiuto di un partner più forte. E, come leggete nell’altro articolo in alto, la Bcc di Roma nel mondo del credito cooperativo italiano è il più forte in assoluto.

Nonostante i malumori di qualche socio, espressi giorni fa in una conferenza stampa, non sembrano esserci ostacoli all’aggregazione. Il presidente della Bcc teramana, Cristiano Artoni, ha già ottenuto il via libera all’operazione dal proprio cda. Fondamentale è stato strappare ai romani due condizioni che tutelano sia il personale che i soci dell’istituto destinato a sparire. Bcc di Roma si è infatti impegnata a riassorbire il personale di Bcc Teramo e a lasciare inalterato il valore delle azioni detenute dai quattromila soci.

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