Banca Tercas, via libera al salvataggio

Dalla Fondazione e 30 soci minori sì al piano di Sora, che chiude sospirando: il mio è un lavoro triste, faccio solo autopsie
TERAMO. Se fosse stata una seduta di consiglio comunale sarebbe finita in pareggio: 31 favorevoli, 31 contrari e 26 astenuti. L'assemblea dei soci di un’azienda come la Tercas, riunita ieri mattina nell'aula magna dell'università, è disciplinata però da regole diverse. Il voto di ogni socio pesa per la quota di capitale che possiede. Ne sarebbe bastato anche uno solo, quello dell'azionista di maggioranza, la Fondazione rappresentata dal presidente Mario Nuzzo, con il 65% pari a oltre 32,5 milioni di titoli Tercas, per dare il via libera all'operazione che salva dal fallimento il principale istituto di credito abruzzese.
I numeri, però, parlano sempre e in quel pareggio fittizio c'è tutta l'indignazione dei piccoli azionisti che ieri hanno perso tutto. E' il prezzo da pagare il «danno inevitabile» del risanamento architettato dal commissario straordinario Riccardo Sora. L’esperto della Banca d'Italia, che ha certificato la consistenza dell'enorme deficit di 602 milioni di euro accumulato dalla Tercas dal 2012, illustra la terapia per scongiurare il tracollo. Il debito sarà ripianato con l'azzeramento del capitale sociale pari a 50 milioni di euro, l'utilizzo delle riserve per 286 milioni, l'intervento del Fondo interbancario di garanzia dei depositi per 265 milioni e la ricapitalizzazione riservata alla Popolare di Bari, che sborserà 230 milioni. Sono queste le cifre sintetiche dell'operazione che salva obbligazionisti, correntisti e dipendenti, ma cancella gli azionisti. Per loro non c'è alcuna possibilità di rientro nel nuovo capitale sociale, al 100% in mano all'istituto di credito pugliese.
All'algido rigore della relazione di Sora si contrappone la raffica di domande dei soci su responsabilità civili e penali, mancato controllo da parte degli organismi interni ed esterni alla banca, conseguenze dell'azzeramento delle azioni e situazione della Caripe, di cui Tercas detiene il 95%. «Devo sfumare i riferimenti a procedimenti civili e penali ancora aperti» premette il commissario, che delimita così il campo delle sue risposte.
Sora ricorda che il fallimento avrebbe travolto tutto e che l'esclusione dei piccoli azionisti è una scelta senza alternative. «Il Fondo interbancario obbliga la partecipazione della Popolare di Bari», spiega, «altrimenti non sarebbe intervenuto». Dell'inchiesta partita da Roma e delle vicende che portano a San Marino il commissario non parla, ma in riferimento allo stato di Caripe chiarisce che nella gestione pre commissariale , quella dell'ex direttore generale Antonio Di Matteo, «non c’è stato il tempo di fare altri danni». Tercas non promuoverà alcuna azione di responsabilità nei confronti della società di revisione perché ne mancano le condizioni ma, fa notare Sora «questa facoltà è comunque rimessa a ciascun azionista».
Il piano del commissario trova il sostegno di Nuzzo che annuncia il voto favorevole. «E' un giorno difficile e doloroso», esordisce il presidente della fondazione, «prendiamo atto della definitiva condizione della banca». Alle accuse di non aver controllato, Nuzzo replica sottolineando che anche la Banca d'Italia, nell'atto di commissariamento dopo quattro ispezioni, faceva riferimento a irregolarità amministrative e normative, suggerendo un rafforzamento del capitale per appena 80 milioni. «Tercas è affiancata da una società di revisione, due di rating e da un esperto esterno e nessuno si è accorto di nulla», chiarisce, «il nostro potere di controllo non è superiore a quello di un altro socio». Il brusio nell'aula magna segue l'onda del malcontento. Si vota il piano, l'esito è scontato e un timido applauso ironico ne accompagna l'ufficializzazione. Le ultime parole di Sora sono le più personali. «Il mio è un lavoro triste, faccio solo autopsie. Capisco le difficoltà di azionisti e dipendenti feriti nei valori della fedeltà e dell'appartenenza, ma resterà nella memoria collettiva la sanzione morale di chi ha determinato e permesso che avvenisse tutto questo».
All’assemblea non ha partecipato la Popolare di Bari che, a voto acquisito, annuncia per questa settimana la firma dell’aumento di capitale. L’inclusione di Tercas e Caripe, conclude l’istituto pugliese, avverrà subito dopo l’estate.
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