Bancarotta, Astolfi patteggia un anno

16 Dicembre 2016

Il sindaco di Atri preferisce evitare il dibattimento e il giudice ridimensiona le accuse. Multa di 20mila euro alla moglie

ATRI. Il sindaco di Atri Gabriele Astolfi, 52 anni, ha patteggiato un anno di reclusione (pena sospesa) per bancarotta preferenziale davanti al giudice per le udienze preliminari del tribunale di Teramo Roberto Veneziano. È stata una scelta processuale precisa, quella del primo cittadino, che chiedendo il patteggiamento ha inteso evitare il clamore mediatico di un processo ed ogni eventuale strumentalizzazione.

La vicenda è quella del fallimento delle aziende che producevano dispositivi medicali di cui Astolfi era amministratore, la Atrifarm Srl e la Fal Medical Srl. Secondo l'accusa, Astolfi avrebbe colpevolmente ignorato lo stato di dissesto finanziario nel quale già nel 2011 versavano le aziende, poi dichiarate fallite nel 2014, compiendo atti che avrebbero aggravato la situazione. Per la Atrifarm in particolare Astolfi avrebbe commesso bancarotta fraudolenta patrimoniale per aver distratto una somma di oltre 67mila euro, erogandola a se stesso a titolo di compensi nel periodo 2011-2013, quando il dissesto della società sarebbe già stato conclamato. E avrebbe commesso una bancarotta semplice perché, nella sua qualità di amministratore unico, si sarebbe astenuto dal chiedere la dichiarazione del proprio fallimento. La difesa dell’imprenditore, rappresentata dall’avvocato Pietro Referza, in sede di udienza preliminare ha chiesto al giudice una diversa qualificazione giuridica del reato, con la riformulazione del capo d’imputazione. In sostanza è decaduta l’accusa più grave di bancarotta patrimoniale per distrazione (che prevede pene da tre a dieci anni) ed è stata ammessa quella molto più lieve di bancarotta preferenziale, che ha assorbito le altre. Determinante è stata la congruità della somma erogata dall’assemblea dei soci di Atrifarm ad Astolfi: 67mila euro lordi in tre anni. Se la somma fosse stata riconosciuta non congrua, sarebbe scattata l’accusa di distrazione.

In ballo c’era anche l’accusa di ricorso abusivo al credito, per la quale con Astolfi era imputata anche la moglie Assunta Nespoli, 47 anni, e anch’essa ha patteggiato una multa di 20mila euro, pena sospesa.

Gabriele Astolfi spiega al Centro perché ha preferito evitare un dibattimento dal quale, a giudicare dal ridimensionamento delle accuse operato dal gup, sarebbe potuto uscire assolto: «Sono felice di aver chiuso così la vicenda, che ribadisco non essere in alcun modo attinente alla mia attività di amministratore pubblico. Non sono stato accusato di aver occultato soldi, sottolineo che la mia azienda nel 2011 ha dovuto fronteggiare una crisi spaventosa e che per questa vicenda ci ho rimesso la casa e tutti i miei soldi. Ho deciso di patteggiare per evitare la gogna mediatica, un processo sarebbe durato anni».

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