Bancarotta, chiesto il giudizio per Astolfi

6 Agosto 2016

Il sindaco di Atri è accusato di aver aggravato il dissesto delle sue due aziende di prodotti medicali poi falllite

ATRI. Il crac delle sue aziende, la Atrifarm Srl e la Fal Medical Srl, potrebbe costare un processo penale per bancarotta al sindaco di Atri Gabriele Astolfi. Per il 52enne imprenditore, primo cittadino dal 2008, la Procura della Repubblica a conclusione delle indagini ha chiesto il rinvio a giudizio. L’udienza preliminare si aprirà nel prossimo mese di ottobre. Con Astolfi è imputata nel procedimento Assunta Nespoli, 47 anni, pure di Atri, che per un certo periodo è stata co-amministratrice della Fal Medical, ma la sua posizione rispetto a quella di Astolfi è decisamente marginale.

Il nocciolo della questione è che, secondo l’accusa, Astolfi avrebbe colpevolmente ignorato lo stato di dissesto finanziario nel quale già nel 2011 versavano le sue aziende, poi dichiarate fallite nel 2014, compiendo atti che avrebbero aggravato la situazione. Si trattava di due aziende collegate che producevano dispositivi medicali (cotone, garze, alcol, acqua ossigenata) e impiegavano complessivamente 24 lavoratori (15 la Atrifarm, nove la Fal Medical). Il curatore di entrambi i fallimenti è l’avvocato Marina Rosci.

Per la Atrifarm i capi d’imputazione sono due. Astolfi avrebbe commesso bancarotta fraudolenta patrimoniale per aver distratto una somma di oltre 67mila euro, erogandola a se stesso a titolo di compensi nel periodo 2011-2013, quando il dissesto della società sarebbe già stato conclamato. E avrebbe commesso una bancarotta semplice perché, nella sua qualità di amministratore unico, si sarebbe astenuto dal chiedere la dichiarazione del proprio fallimento. Questo avrebbe portato nel giro di un solo anno (tra il 2011 e il 2012) il saldo patrimoniale netto della Srl da meno un milione e 430mila euro a meno tre milioni 265mila.

Per la Fal Medical Astolfi è pure accusato di bancarotta semplice per non aver chiesto il proprio fallimento, il che avrebbe fatto passare il patrimonio della società da meno 786mila euro nel 2011 a meno 992mila euro nel 2012. C’è poi l’accusa di ricorso abusivo al credito in concorso con Assunta Nespoli perché i due nel 2011, nonostante la conclamata decozione della società, stipulavano un contratto di mutuo e richiedevano anticipi alle banche, riferiti a crediti commerciali simulati, per un milione e 335mila euro, in questo modo dissimulando il dissesto della Fal Medical. Tutte accuse, ovviamente, da dimostrare davanti a un giudice terzo.

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