Bancarotta fraudolenta, assolto Cantoresi

9 Febbraio 2017

L’appello ribalta la condanna di primo grado. Processo per i soldi versati nel 2005 al Pescara calcio

TERAMO. La sentenza di appello, che arriva a dieci anni dai fatti contestati, ribalta quella di primo grado e assolve dall’accusa di bancarotta fraudolenta patrimoniale l’imprenditore teramano Luca Cantoresi.

L’accusa contestata dalla Procura teramana era quella di aver distratto oltre un milione di euro dalla Euro Srl di Mosciano, azienda distributrice di telefonini e della quale all’epoca era amministratore unico, attraverso delle sponsorizzazioni all’allora Pescara calcio. I fatti sono riferiti al periodo compreso tra il 2005 e il 2006, periodo in cui l’Euro, società del gruppo di Dante Paterna all’epoca presidente del Pescara calcio, finanziava la società biancazzurra con la somma di un milione e 292mila euro, «consentendo», spiega l’avvocato Gennaro Lettieri, difensore di Cantoresi, «l’iscrizione al capionato di serie B. Il prestito rientrava nell’ordinaria dinamica delle esigenze del gruppo societario di cui il Pescara calcio faceva parte a tutti gli effetti. Dato circostanziale assolutamente rilevante è che l’Euro, al tempo della erogazione dei prestiti al Pescara calcio, non era insolvente. Al contrario godeva di un’ottima immagine commerciale presso il ceto bancario e i fornitori». All’epoca, infatti, la società era il fornitore ufficiale della Nokia in Italia.

Nel 2014 il tribunale di Teramo aveva condannato Cantoresi a tre anni, ma i giudici aquilani hanno riconosciuto la legittimità del suo operato assolvendolo con la formula del fatto non costituisce reato. «La sentenza della Corte di appello dell’Aquila», dice ancora l’avvocato Lettieri, «rende giustizia a Cantoresi, perseguitato ingiustamente per oltre dieci anni. Con questo si conclude l’incredibile ed ingiusta serie di processi cui è stato sottoposto nel corso di questi anni, processi tutti conclusi non a caso con il più ampio riconoscimento della sua innocenza». Sempre nel 2014 Cantoresi, insieme all’imprenditore Paterna, scomparso nello stesso anno, venne assolto con la formula del fatto non sussiste al termine del processo in cui entrambi erano imputati per evasione fiscale, violazioni sull’Iva e truffa ai danni dello Stato.

Amara la riflessione dell’avvocato Lettieri: «Nessuno dei processi è approdato ad un’affermazione di penale responsabilità nè di Paterna nè di Cantoresi, anche se si è determinato il crollo del gruppo e il fallimento di tutte le società». (d.p.)

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