Bancomat esplosi, dieci arresti. Si è costituito anche l'ultimo latitante

Leonardo Ferrara si è presentato ieri sera nel carcere di Foggia. Tra gli indagati, anche padre e figlio che gestiscono un bar a Tortoreto e facevano i basisti
TERAMO. Si è costituito ieri sera, nel carcere di Foggia, Leonardo Ferrara, destinatario di una delle dieci misure cautelari nell'ambito dell'inchiesta denominata Hot banks. Ferrara si era reso irreperibile alla cattura, il 7 maggio scorso. Si completa così l'esecuzione dei 10 provvedimenti firmati dal giudice Roberto Veneziano. Esperti nel maneggiare esplosivi, super veloci nell’arraffare i soldi e nella fuga spesso facilitata dai chiodi lanciati in strada per fermare gli inseguitori. E’ l'identikit da professionisti del crimine in trasferta quello che emerge dalla voluminosa ordinanza che ha portato in carcere tutti i dieci uomini accusati di aver fatto esplodere bancomat nel Teramano, nell’Ascolano e in Toscana, oltre alla recente incursione di malviventi, e dei relativi arresti, per il fallito colpo a Piane d'Archi (Chieti), nel Lancianese. L’ennesima dimostrazione di come ormai da tempo l’Abruzzo sia diventata terra di conquista per la criminalità di fuori regione. Dieci le persone finite in carcere, tra Teramo e Foggia. Sono tutti di Cerignola con due foggiani residenti a Tortoreto, che avrebbero avuto il ruolo di basisti locali. L’accusa è quella di associazione a delinquere finalizzata ai furti, detenzione di materiale esplodente e danneggiamento.
L’ASSOCIAZIONE. E’ un’associazione, quella tratteggiata nelle 400 pagine di ordinanza firmata dal gip Roberto Veneziano su richiesta del pm Davide Rosati, che pur non appartenente a nessuna organizzazione criminale ha un modus operandi da malavita organizzata: non solo nelle gerarchie, ma anche nel sostenere le spese legali di chi viene arrestato e quelle di sopravvivenza dei familiari con una parte dei ricavi dai colpi. Tutti avevano un ruolo: dagli esecutori materiali, alle vedette fino alle staffette. A capo dell’associazione l’accusa mette Massimo Furio, 38enne foggiano, che, ricostruiscono i militari, organizzava e promuoveva i colpi procurando mezzi d i trasporto, telefoni cellulari e schede telefoniche spesso attivate proprio a ridosso dei colpi visto che l’uomo gestisce un negozio di telefonia.
CHI SONO. Ci sono anche padri e figli nell’elenco degli arrestati. Si tratta di Pietro e Michele Intenza, rispettivamente di 42 e 21 anni, originari di Foggia ma da tempo residenti a Tortoreto dove gestiscono un bar (i due sono considerati i basisti) e di Luigi e Gabriele De Simone, rispettivamente di 58 e 33 anni di Cerignola (il primo già detenuto a Vasto). Tra i dieci arrestati, oltre a Furio, anche Giuseppe Pugliese, 40 anni di Cerignola, Eugenio Cinquepalmi 30 anni di Cerignola, Vincenzo Capone 36 anni di Stornara (Foggia) e Vincenzo Serra, 33 anni di Barberino del Mugello.
LE INDAGINI. E’ un’indagine complessa e certosina quella che i carabinieri del reparto operativo di Teramo guidati dal tenente colonnello Luigi Delle Grazie portano avanti per mesi con intercettazioni ambientali e telefoniche. «Un lavoro complesso fatto con grande impegno nonostante i numeri esigui» dice il comandante provinciale Giorgio Naselli. Ed è stata una risposta su più fronti quella che le forze dell’ordine hanno dato: sul territorio con una serie di attività di rinforzo dei controlli in prossimità dei banconat, di indagini per arrivare a dare un nome a chi materialmente entrava in azione. A portare sulle tracce della banda è stato il ritrovamento a Tortoreto, nell’ottobre scorso, di una macchina con targa rubata. A bordo della vettura è stato trovato un congegno esplosivo, la cosiddetta “marmotta”, e un ariete in ferro, oltre ad altri materiali per lo scasso. E’ stato il primo tassello di un complesso puzzle ricostruito a suon di telefonate e Gps satellitari che hanno permesso anche di sventare colpi. Come è successo il 12 dicembre scorso a Vasto quando, proprio su indicazione dei carabinieri teramani, è stata fermata una macchina con altro ordigno esplosivo artigianale e dieci chili di chiodi da utilizzare in caso di inseguimento contro le forze dell'ordine. Il resto lo hanno fatto centinaia di intercettazioni telefoniche.
@RIPRODUZIONE RISERVATA

