Banda dell’hascisc, no ai patteggiamenti

31 Ottobre 2024

Il giudice respinge la richiesta: pene non congrue per i 10 accusati. Accolti solo un rito abbreviato e una messa alla prova

TERAMO. Uno scenario che il pm Stefano Giovagnoni nei primi atti dell’inchiesta non ha esitato a definire «altamente preoccupante» proprio per il coinvolgimento di giovanissimi presunti artefici dello spaccio di droga oltre che di giovanissimi consumatori. E nei giorni in cui il caso pescarese del 16enne ucciso da due coetanei per della droga non pagata continua ad essere storia nazionale su cui interrogarsi tutti, l’inchiesta sul maxi giro di hascisc approda in tribunale con il gup Roberto Veneziano che nell’udienza preliminare di ieri ha respinto i patteggiamenti definendo non congrue le pene concordate tra Procura e difensori. Solo due dei 10 finiti davanti al gup sono stati ammessi al rito abbreviato e a una messa alla prova. Per gli altri processo a marzo.
Tutti devono rispondere di violazioni dei reati previsti dal testo unico sugli stupefacenti, alcuni con l’aggravante dello spaccio a minorenni. Secondo investigatori e inquirenti – al momento si tratta di accuse che dovranno essere accertate nel processo – l’attività di spaccio era diretta soprattutto al mercato dei giovanissimi. Un’analisi che, sempre secondo l’accusa, trova conferma anche in alcuni sistemi usati per occultare la sostanza: i panetti di droga nascosti con la carta dei dolci, in particolare di barrette di cioccolato tra le più consumate dai ragazzini. Perché lo spaccio cambia volto e il mercato si modifica, a cominciare dai canali di vendita sulle piattaforme online. Obiettivo di investigatori e inquirenti resta quello di ricostruire ogni dettaglio della la fitta rete di collegamenti che, secondo l’accusa, ormai da tempo faceva da sfondo alla cessione di sostanza stupefacente in varie zone della città: piazzetta del Sole, lungofiume Vezzola, piazza Garibaldi, giardini di piazza Nassiriya, piazzale San Francesco. Decine le intercettazioni telefoniche e ambientali finite nell’inchiesta: a scandire le meticolose indagini dei carabinieri della compagnia di Teramo anche centinaia di immagini di sistemi di videosorveglianza e riprese investigative che hanno immortalato le decine e decine di cessioni che sarebbero avvenute dopo contatti sulle piattaforme social e con la parola d’ordine “Caffè”. Per la Procura teramana era il ruolo di alcuni minorenni a fare la differenza (per loro procede la Procura per i minori dell’Aquila). Secondo l’accusa – tutta ancora da dimostrare nel processo – erano loro ad acquistare la droga, in alcuni casi da cittadini marocchini, per poi venderla ad alcuni nordafricani per il successivo spaccio al minuto soprattutto nella zona del lungofiume Vezzola.Ed è proprio dall’arresto di un altro minorenne, che nel marzo dell’anno scorso venne sorpreso con quasi seicento grammi di hascisc, che sono partiti i primi accertamenti. A destare i sospetti proprio il maxi quantitativo trovato in suo possesso. A questo si sono aggiunte le indagini avviate anche a seguito di controlli scattati in prossimità di numerosi edifici scolastici del capoluogo. E nel corso dell’anno scorso, in particolare tra marzo e ottobre, ci sono stati dieci arresti in flagranza.
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