Bataclan, venerdì via al processo a Parigi

In 7 per ricettazione, c’è anche l’imprenditore teramano nella cui casa fu trovata l’opera di Banksy
TERAMO. Le autorità francesi hanno deciso: venerdì a Parigi prima udienza del processo a carico dei sette accusati del furto della porta del Bataclan con l’opera di Banksy, quella ritrovata in un casolare di Sant’Omero e poi tornata in Francia per essere ricollocata nel teatro dove “La ragazza triste” ricorderà per sempre le vittime dell’attentato terroristico a Parigi. L’accusa per tutti è quella di ricettazione aggravata. Davanti al tribunale in composizione collegiale saranno giudicati sei cittadini magrebini e l’imprenditore di Tortoreto nel cui casolare venne scoperta la porta (quest’ultimo assistito dall’avvocato Luca Di Edoardo). Quella di venerdì è una sorta di udienza filtro dove saranno esaminate tutte le eccezioni. Nel vivo si entrerà nelle tre udienze fissate a giugno. L’inchiesta, passata dalla Procura distrettuale dell’Aquila alle autorità di Parigi, continua a dettare la cronaca con quello che è un nuovo passaggio previsto nell’ ordinamento francese. La chiusura delle indagini viene fatta dal giudice istruttore che chiede il parere (non vincolante) del pm. Successivamente, una volta ottenuto il parere, decide se prosciogliere, mandare a giudizio, stralciare o confermare le ipotesi di reato per gli indagati. In questo caso il giudice istruttore ha scelto di confermare le ipotesi di reato per gli indagati e portarli a processo. Tra gli imputati, dunque, c’è anche l’imprenditore italo-francese di Tortoreto accusato sin dall’inizio di ricettazione: si tratta del proprietario del casolare di Sant’ Omero in cui nel giugno del 2020 venne ritrovata l’opera realizzata in memoria delle vittime dell’attentato del 2015.(d.p.)

