Bcc di Teramo, se ne vanno tremila soci

13 Giugno 2016

L’assemblea sancisce l’incorporazione con l’istituto di credito di Castiglione: porte chiuse e stampa esclusa

TERAMO. L’ultimo atto della Banca di Teramo di Credito Cooperativo si consuma a porte chiuse, con la stampa incredibilmente non ammessa all’assemblea dei soci. Nell’anno del ventesimo anniversario dalla fondazione, avvenuta per volere dell’onorevole Antonio Tancredi, la banca è stata fusa per incorporazione alla Bcc di Castiglione M. R. e Pianella, intervenuta nell’operazione di salvataggio.

A rendere effettiva l’acquisizione l’approvazione dei soci che si è svolta ieri in due distinte assemblee: una a Teramo, in mattinata, e l’altra a Castiglione, nel pomeriggio. Un dato è già certo: dei 4075 soci della ex Banca di Teramo di Credito Cooperativo, 463 sono in sofferenza, 1826 sono fuori zona o senza rapporti da tempo con la banca e 454, per lo più di Ascoli, hanno chiesto di uscire. I soci che resteranno sono quindi 1332. La fusione, votata a maggioranza dai soci presenti, che hanno anche approvato il bilancio 2015 e i patti parasociali, ha dato vita a un'unica banca cooperativa con più di 35 mila clienti e 145 dipendenti. Si è concluso quindi, il lungo processo iniziato qualche mese fa quando i rispettivi consigli di amministrazione hanno approvato il progetto di fusione per incorporazione della realtà teramana in quella castiglionese. Un salvataggio salutato con favore da molti soci teramani che hanno visto provvidenziale questa scelta che fa restare comunque in Abruzzo questa realtà, benché trasformata e cambiata.

Una decisione affatto indolore per i soci e i dipendenti teramani. La loro assemblea è stata partecipata da poco più di 500 soci, tra presenti e delegati, molti dei quali delusi per la cattiva gestione che ha portato la loro banca alla situazione attuale. Una situazione difficile da sopportare su più fronti: da una parte l’attaccamento al nome, la Bcc di Teramo non esisterà più, dall’altra c’è il lato economico e tocca soci e dipendenti. L’accordo sindacale con i 51 dipendenti della Bcc teramana prevede, infatti, una decurtazione degli stipendi per tre anni che ha però scongiurato gli esuberi. Gli stipendi saranno ridotti di circa il 25% con una maggiore riduzione per quanti ricoprivano i ruoli più importanti. I quadri, infatti, che erano 8 nella realtà teramana, hanno perso la qualifica che solo in futuro e per merito potranno riacquisire. Sul piano finanziario, la Banca di Teramo ha ripulito quasi completamente i crediti in sofferenza che ne mettevano in discussione la sopravvivenza, trasferendoli al Fondo di Garanzia del credito cooperativo per un importo di 57,3 milioni. Al salvataggio ha partecipato anche la Federazione delle Bcc dell’Abruzzo e Molise, con un versamento di 3 milioni che ha contribuito ad attutire la minusvalenza che si è creata nell’ultimo bilancio della Banca di Teramo, ma anche, in parte i soci. La loro quota sociale è stata ridotta, infatti, al 40%. Su questo punto molti hanno fatto intendere la volontà di agire per vie legali sentendosi parte lesa dalla vecchia gestione.

Gli accordi prevedono, come da indicazioni nazionali, che per due mandati, 6 anni, nessun socio proveniente dalla Bcc del capoluogo possa essere nominato negli organi sociali, in primis nel consiglio di amministrazione, della nuova realtà. Nessun socio verrà obbligato a restare: la Bcc di Castiglione ha messo da parte un fondo, in un conto vincolato, destinato a rimborsare entro 180 giorni dalla richiesta chi vorrà uscire. Tra i presenti all'assemblea teramana noti imprenditori e politici come l'ex presidente della Regione Gianni Chiodi e l'onorevole Paolo Tancredi. Il processo di fusione – i cui effetti inizieranno a decorrere dal 1 luglio 2016 – rappresenta un’importante opportunità di sviluppo della Banca di Castiglione nell’area territoriale della provincia di Teramo, nel rispetto dei principi cooperativi e della mutualità a favore dei soci e degli appartenenti alle comunità locali.

Evelina Frisa

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