Bcc di Teramo, utile da record ma la priorità è limitare i rischi

Accantonati 4 milioni, uno e mezzo in più rispetto alle richieste di Bankitalia, e ridotto il tetto massimo degli affidamenti. Pomante chiede nuove regole sul possibile conflitto d’interesse Chiodi-Tancredi
TERAMO. Ha chiuso il bilancio con le migliori performance registrate dall’anno della sua fondazione la Banca di Teramo di credito cooperativo, che brinda alla fine dell’esercizio 2014 a un utile netto di 394mila euro rispetto ai 39mila e 500 di utile netto approvato lo scorso anno. Il documento è stato approvato ieri nel corso dell’assemblea dei soci durante la quale il consiglio di amministrazione ha illustrato i numeri qualificanti di un bilancio che è frutto anche di una politica di rigore avviata dalla nuova direzione generale affidata a Fernando De Flaviis e in linea con le indicazioni fornite dalla Banca d’Italia sulla classificazione dei crediti deteriorati.
Gli impieghi bancari ammontano a 129 milioni di euro, il portafoglio titoli di proprietà supera i 73 milioni di euro, la raccolta dalla clientela si attesta intorno ai 158 milioni di euro mentre la raccolta indiretta, ovvero gli investimenti in titoli della clientela, ammonta a 9 milioni di euro. Per mantenere un principio di prudenza sulle partite deteriorate, i cosiddetti crediti inesigibili, sono state effettuate svalutazioni per complessivi 4 milioni di euro. Una politica di neutralizzazione dei rischi ben più rigorosa di quanto chiesto da Bankitalia che aveva chiesto accantonamenti per due milioni e 660mila euro e i cui risultati ispettivi, proprio sulle politiche di classificazione dei crediti inesigibili, portarono lo scorso anno alle dimissioni in blocco del collegio dei revisori.
Ieri l’assemblea dei soci, su proposta del consiglio d’amministrazione, ha provveduto a rideterminare l’ammontare massimo delle posizioni di rischio che possono essere assunte nei confronti di soci e clienti, finora fissata in misura non superiore del 15% del patrimonio di vigilanza della banca e, qualora si tratti di esponenti aziendali, anche se non soci, in misura non superiore al 5%. In seguito alle risultanze dell’ultima visita ispettiva, l’ammontare massimo della posizione di rischio riferibile al singolo socio o cliente è stato ridotto al 10 % del patrimonio di vigilanza, che al 31 dicembre 2014 si attesta su 14 milioni e 220mila euro. Pertanto gli affidamenti massimi concedibili saranno pari a un milione e 422mila euro rispetto ai due milioni e 133mila concedibili se fosse rimasto un parametro del 15%. Soddisfatto il presidente della Banca di Teramo, Cristiano Artoni: «Abbiamo chiuso con un utile che prima degli accantonamenti dovuti alle rettifiche avrebbe sfiorato i 5 milioni di euro. Il futuro va nel segno del piano di riposizionamento che ci siamo dati, a cui stiamo tenendo fede. Siamo contenti perché anche i primi dati del 2015 stanno confermando le performance registrate nel 2014».
All’assemblea tra i soci c’era anche il consigliere comunale Gianluca Pomante, che è intervenuto con alcune proposte sull’assetto e sui controlli, in primis su presunti conflitti di interesse all’interno della banca di viale Crucioli. «Ho chiesto di valutare l’introduzione di clausole di salvaguardia che impediscano a soci che fanno parte del cda o degli organi direttivi di fare forniture alla banca stessa per motivi di opportunità. Ho chiesto inoltre tutele da ambiguità che potrebbero nascere tra soci legati da rapporti d’affari ma che si trovano a essere rispettivamente controllori e controllati negli organi di gestione». Il riferimento di Pomante è alla presidenza del collegio dei revisori affidata a Gianni Chiodi mentre il suo socio di studio Carmine Tancredi siede nel cda della banca. Un intervento che ha suscitato perplessità ma che Pomante ha dichiarato doveroso alla luce delle polemiche dei mesi scorsi. «La Banca di Teramo», spiega, «è rimasta l’unica realtà ancorata fortemente al territorio, è un patrimonio da tutelare e da consigliere comunale, oltre che da socio, mi sono sentito di voler dare il mio contributo».
Marianna De Troia
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