Bcc Teramo presa da Castiglione per l’improvvisa ritirata di Roma

Il retroscena rivelato da Tancredi: l’offerta dei romani era la migliore, poi si è allineata a quella dell’istituto abruzzese. D’Alfonso e Sottanelli soddisfatti, Brucchi chiede di salvare il nome
TERAMO. La procedura di fusione per incorporazione tra la Banca di Teramo di credito cooperativo e la Bcc di Castiglione e Pianella riscuote consensi nel mondo politico e bancario abruzzese, ma anche nel gruppo di soci e clienti dell’istituto di viale Crucioli che si definiscono “scontenti” e che avevano espresso contrarietà alla fusione con Bcc Roma. La governance della banca l’ha presa meno bene, perché come svela il deputato Ncd Paolo Tancredi, figlio del fondatore Antonio, l’offerta iniziale di Roma era «la migliore». Il punto è che poi Roma ci ha repentinamente ripensato. Tancredi dice: «La soluzione abruzzese è stata sempre possibile, ma un mese fa Roma era in vantaggio e io mi ero sbilanciato a favore di quella soluzione. Però poi Roma si è tirata un po’ indietro. Cioè? All’improvviso aveva pretese più alte. Non ha più confermato l’iniziale offerta, che era la migliore. L’ha allineata a quella di Castiglione, e a pari condizioni Castiglione ha il vantaggio della territorialità. L’accelerazione imposta da Bankitalia ha fatto il resto».
Ma cosa c’è dietro il repentino cambio di linea di Roma? «Non lo so. A me è parso strano», replica Tancredi, «ma certamente loro agiscono nell’interesse dei loro soci e clienti». A questo punto il dubbio viene spontaneo: con Castiglione è fatta o dobbiamo aspettarci altre sorprese? «È stato avviato un iter, fino alla firma è sempre da vedere. Sono già stati messi dei paletti ma bisogna ancora stabilire alcune cose, ad esempio il valore delle azioni. Alla fine deciderà l’assemblea delle due banche e qui faccio notare che noi abbiamo tantissimi soci, molti più di loro. Questa può essere una criticità. Il nome? Tecnicamente è una fusione per incorporazione, poi sul nome vedremo. Una trattativa per mantenere il nome Teramo la faremo, poi è chiaro che l’operazione non salterà per il nome perché le cose importanti sono altre. Tra queste ci metto l’attività mutualistica per il territorio: arte, cultura, sociale. Qualcosa si dovrà fare. Di sicuro loro sono forti, è la Bcc più forte d’Abruzzo. Peraltro con il presidente Alfredo Savini i rapporti sono eccellenti, mio padre prima di morire lo indicò come presidente del credito cooperativo abruzzese. A chi dice che potevamo restare da soli cosa rispondo? Sì, potevamo stare da soli ed essere liquidati da Bankitalia. No, l’ipotesi autonomia non esiste da tempo, è un anno che abbiamo preso la strada dell’aggregazione. Poi sulle cause che ci hanno portato a questo si può discutere. Io dico solo», conclude Tancredi, «che noi ci siamo ingranditi nel momento della crisi, gli altri esistevano da molto più tempo».
Il comitato “soci e clienti scontenti” di Bcc Teramo è soddisfatto. Il portavoce Pasquale Di Ferdinando dichiara: «Noi eravamo contrari fin dal primo momento a una fusione con Roma che sarebbe stata deleteria, abbiamo sempre detto che la soluzione andava ricercata con la Federazione abruzzese e molisana. Avevamo pensato anche alle Bcc dell’Ascolano, tra gli scontenti c’è un grosso gruppo di soci di Ascoli. Così si va nella direzione da noi auspicata. Invece per il gruppo dirigente della banca si tratta di una soluzione di ripiego, loro avevano puntato su Roma. Ora lavoreremo affinché ci sia una banca territoriale ancora più forte che aggreghi altre Bcc, pensando anche all’Ascolano, e auspichiamo che d’ora in avanti ci sia un atteggiamento diverso della governance verso soci e clienti».
Soddisfazione anche nella politica regionale. Il governatore Luciano D’Alfonso ricorda come, quando venne fuori della fusione con Roma, scrisse una lettera in cui esprimeva «preoccupazione e sconcerto» e auspicava che il sistema nazionale del credito cooperativo intervenisse a sostegno dell’autonomia del credito cooperativo abruzzese. Obiettivo centrato, a quanto pare. Giulio Sottanelli, deputato di Scelta civica e presidente della Bcc del Vomano, dichiara: «Si è realizzato quello che ho sempre auspicato e per cui ho lavorato, sono contento dell'accordo arrivato grazie all'intelligenza delle governance dei due istituti e con l'abile regia della Federazione Abruzzo e Molise delle Bcc e di Federcasse nazionale. Sono molto felice del fatto che una banca teramana rimanga sul territorio al fianco di un'altra importante realtà locale, sono certo che i due istituti faranno sinergie ed economie di scala i cui frutti si potranno riversare nel territorio in forma di migliori condizioni e di maggiore sostegno all'economia reale; a trarne vantaggio sarà tutto il territorio, i soci, le famiglie, le imprese».
Ultima parola al sindaco di Teramo Maurizio Brucchi: «Non conosco bene le dinamiche dentro la banca, ovviamente tra Roma e una soluzione abruzzese la seconda è migliore. Non è un momento facile per i nostri istituti di credito, l’importante è che queste realtà restino in piedi. Mantenere il nome Teramo alla Bcc, però, sarebbe importante. Faccio un auspicio che possa restare, come chiesi espressamente a Jacobini di mantenere Tercas».(d.v.)
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