Beccaccia, tre associazioni difendono la Regione

19 Gennaio 2016

TERAMO. La proroga negata della caccia alla beccaccia, che la Regione ha concesso solo a quattro ambiti territoriali, negandola ad altri otto, ha fatto emergere una spaccatura nel mondo venatorio....

TERAMO. La proroga negata della caccia alla beccaccia, che la Regione ha concesso solo a quattro ambiti territoriali, negandola ad altri otto, ha fatto emergere una spaccatura nel mondo venatorio. Mentre nei giorni scorsi una parte del mondo venatorio, guidata da Francesco Sabini (Atc Salinello), Franco Porrini (Atc Vomano) ed Ermano Morelli (Federcaccia), hanno chiesto le dimissioni dell’assessore regionale alla caccia Dino Pepe, ieri altre associazioni si sono scagliate contro gli stessi ambiti di caccia. In particolare Massimo Sordini dell’Arcicaccia, insieme agli esponenti di altre associazioni venatorie (Libera Caccia, Enal Caccia e Anuu), ha fatto un distinguo: «Questi signori che protestano contro la mancata proroga non erano in regola con il protocollo previsto dalla Regione e non rappresentano tutto il mondo venatorio, visto che le nostre associazioni contano il 65% dei cacciatori teramani e apprezzano l’operato dell’assessore. Piuttosto sono i due presidenti degli Atc a doversi dimettere».

L’esponente di Arcicaccia ribadisce che le richieste presentate sul prolungamento del calendario venatorio da chi è insorto contro la Regione non erano in regola con i monitoraggi e con la cartografia, ma soprattutto i corsi per formare gli specialisti del monitoraggio non erano riconosciuti. Questo poiché il protocollo prevede che i formatori debbano essere tecnici faunistici laureati. «Dunque», dice Sordini, «l’albo dei monitoratori redatto dagli Atc, con relatori privi della qualifica necessaria e avallato dalla Provincia, non ha alcuna legittimità».

Quanto sostenuto è stato provato anche da alcune lettere, mostrate dal presidente delle Gadit Gaetano Ercole, con le quali la Regione puntualizzava che i corsi dell’Arcicaccia erano stati riconosciuti, mentre agli atti non risultava alcuna richiesta di riconoscimento per i corsi degli Atc Vomano e Salinello. «Anche i periodi per le operazioni di monitoraggio», secondo Sordini, «non sono conformi al protocollo e agli input dell’Ispra che ritiene la beccaccia una specie a rischio. Queste persone stanno dividendo il mondo venatorio», ha concluso, «abbiamo visto gli stessi atteggiamenti anche per il contenimento dei cinghiali, con responsabilità gravi visto che ci rimettono le attività di tanti agricoltori».

Marianna De Troia

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