«Beccaceci chiuso, danno per l’Abruzzo»

7 Gennaio 2017

Tante reazioni all’annuncio della cessazione dell’attività dello storico ristorante. Giovannelli: «Scelta triste, ma da rispettare»

TERAMO. La chiusura dello storico ristorante di pesce “Da Beccaceci” di Giulianova, oltre al dispiacere per quello che è sempre stato un fiore all’occhiello della ristorazione teramana, ha riacceso il dibattito sulle difficoltà nei settori della ristorazione e del turismo nella nostra Provincia. «La storia del ristorante Beccaceci è gloriosa, ma non bisogna fare di un singolo caso l’esempio della situazione provinciale», sostiene Gian Luca Grimi, assessore al turismo del Comune di Giulianova, presidente Assoturismo provinciale e vicepresidente Confesercenti Teramo. «La crisi sta colpendo la ristorazione di qualità sul nostro territorio perché qui va maggiormente il turismo familiare, ma ciò di cui dobbiamo renderci conto è che la nostra Provincia ha perso il cuore pulsante dell’economia come erano le aziende della Vibrata e non abbiamo capacità turistica endogena. Inoltre manca il supporto della Regione che da una decina di anni non promuove più il marketing strategico».

Nonostante queste mancanze il comprensorio turistico delle “sette sorelle” ( Silvi, Pineto, Roseto, Giulianova, Tortoreto, Alba Adriatica, Martinsicuro) è il secondo in Italia per numero di presenze dopo quello romagnolo. «Le sette sorelle coprono oltre il 60% dell’intero turismo abruzzese con oltre 4 milioni di presenze annue», prosegue Grimi, «ma tutto questo si è avuto grazie allo spirito degli imprenditori che hanno collaborato con i Comuni. Ma ciò non basta! E' necessario il supporto della Regione Abruzzo che promuova il marketing strategico e il marchio d'area. Ricordiamo che noi della costa abbiamo il grande problema delle acque di balneazione essendo l’ultima Regione per presenza di depuratori».

La crisi nella ristorazione deve essere affrontata dalle istituzioni e dalle associazioni di categoria. «La chiusura di Beccaceci e di Pompa a Teramo, le istituzioni per il pesce e la carne della cucina teramana, sono un segnale negativo e un danno di immagine per l’Abruzzo», afferma Valerio Di Mattia portavoce dell’Associazione ristoratori albensi e amici, «e che ci portano a constatare che il problema della ristorazione è molto più profondo con tante attività che ogni giorno chiudono, obbligate da un vortice di crisi irreversibile. Sarebbe, perciò, necessario aprire una riflessione generale che faccia riferimento all’intero comparto per studiare, nelle sedi competenti, progetti per il rilancio».

E sul tema interviene anche la Confcommercio Teramo. «Le scelte personali e familiari che hanno portato Beccaceci a internazionalizzare la propria professionalità sono il frutto di una serie di valutazioni ponderate», dichiara Giammarco Giovannelli, presidente Confcommercio, «non possiamo affrontare altre valutazioni di carattere politico, sociale ed economico legate alla decisione del ristoratore e non è utile cercare strumentalmente un capro espiatorio cui addebitare la crisi di un settore intero. Le valutazioni più generali attengono a un approfondimento intrapreso negli ambiti di competenza dove si devono evitare soprattutto le polemiche strumentali. Rispettiamo, seppur con malinconia, la decisione di Beccaceci e gli auguriamo il meritato successo auspicando che in un futuro possa ritornare sui suoi passi».

Adele Di Feliciantonio

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