Betafence, la proprietà prende tempo

Nell’incontro al ministero l’azienda di Tortoreto denuncia la perdita di due milioni di commesse, i sindacati accusano
TORTORETO. La proprietà di Betafence si prende altre 4 o 6 settimane per valutare ipotesi alternative alla chiusura dello stabilimento produttivo di Tortoreto.
Ma nelle ultime due settimane, dopo l’annuncio della dismissione dell’unica sede italiana della multinazionale delle recinzioni, l’azienda avrebbe già perso oltre due milioni di euro di commesse. «Comportamento dell’azienda inaccettabile e irrispettoso», commentano i sindacati, i quali sarebbero in procinto di dichiarare sciopero per la giornata di venerdì. Questo è quanto emerso dopo il secondo round del tavolo aperto presso il ministero dello Svilluppo economico, andato in scena ieri pomeriggio in videoconferenza alla presenza dei sindacati, dei vertici del gruppo Praesidiad che controlla Betafence e il sottosegretario del Mise Alessandra Todde. Su richiesta di quest’ultima, il tavolo sarà aggiornato fra tre settimane per valutare una prima bozza di piano aziendale.
Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm hanno inviato una nota polemica congiunta: «Circa un mese fa l’azienda aveva preso l’impegno che in questo incontro sarebbe stato presentato un piano concreto. Oggi ci viene presentata invece una situazione di crisi economica dovuta a una forte perdita di clienti e commesse, innescata dopo lo stesso annuncio di chiusura dello stabilimento di Tortoreto, con la richiesta da parte dell’azienda di avere altre 4-6 settimane di tempo per valutare possibili soluzioni alternative. Riteniamo tale comportamento inaccettabile e irrispettoso nei confronti delle parti sociali e dei lavoratori e temiamo che in uno scenario economico aziendale in calo così come ci è stato presentato, tra 6 settimane il rischio sarà quello di dover affrontare una situazione troppo grave per essere risolta».
Continuano quindi le sigle sindacali: «Quello che ci interessa sapere è se l’azienda ha intenzione di rivedere la posizione di dismissione della maggior parte delle attività sul sito di Tortoreto, riorganizzando le produzioni ma salvaguardando l’occupazione. In attesa del prossimo incontro metteremo in campo tutte le iniziative sindacali di lotta». Poi l’appello alla politica abruzzese: «Serve anche l’impegno diretto delle istituzioni locali per il mantenimento di un’azienda sana, produttiva e che nel corso di questi anni non ha manifestato nessuna criticità dal punto di vista industriale e produttivo. Ad oggi quello che registriamo è la totale assenza e disinteresse della Regione Abruzzo rispetto alla vertenza».
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