Betafence, vertenza portata tra la gente

12 Agosto 2020

I 155 lavoratori dell’azienda che vuole chiudere anche se fa utili sferzano i politici: «Tante passerelle e zero fatti»

TORTORETO. Ieri sera 155 fiaccole hanno invaso la movida agostana del lungomare centrale di Tortoreto, una per ogni posto di lavoro che andrebbe perduto se la Betafence, azienda metalmeccanica di contrada Salino, dovesse davvero chiudere a fine anno, come annunciato dalla proprietà nelle settimane scorse. Il sospetto è che si voglia delocalizzare la produzione in Polonia per abbassare il costo del lavoro, nonostante lo stabilimento tortoretano produca utili consistenti. Insieme ai 155 lavoratori, in mezzo ai tanti turisti che affollano la località, c’erano le famiglie, i cittadini, ma anche i lavoratori dell’indotto che sono altrettanti, e quelli di altre aziende locali chiuse o in crisi, oltre ai rappresentanti dei sindacati.
Nel presidio della rotonda Carducci c’era anche qualche rappresentante delle istituzioni: visti il deputato Antonio Zennaro e il sindaco di Tortoreto Domenico Piccioni. I delegati dei sindacati Fim Cisl e Fiom Cgil, rispettivamente Antonio Errico e Gabriele Testardi, organizzatori del presidio, però, non le hanno mandate a dire: «Abbiamo visto una passerella di politici di tutti i colori e rappresentanti delle istituzioni locali e regionali davanti allo stabilimento, soprattutto il 31 luglio, quando si è deciso di firmare un documento condiviso da tutti per chiedere l’attivazione di un tavolo presso il ministero dello Sviluppo Economico. Ad oggi, dopo quasi due settimane, non abbiamo però ancora avuto alcun riscontro. A noi preme che la questione arrivi a Roma il prima possibile. Non ci serve la solidarietà», ha detto il primo. L’obiettivo, chiaro, è quello che il Governo intervenga per convincere la proprietà a ripensarci e mantenere aperto lo stabilimento, oppure a venderlo ad altri acquirenti. Il sindaco Piccioni al riguardo ha scritto al Mise, che avrebbe assicurato l’apertura del tavolo dopo Ferragosto.
Testardi ha ricordato invece quanto la battaglia per evitare la chiusura dello stabilimento tortoretano della multinazionale delle recinzioni, unico in Italia, sia cruciale per il territorio: «Non si può consentire la chiusura di un’azienda sana e che produce utili, solo per giochetti finanziari. Non solo per noi lavoratori della Betafence, ma anche perché si creerebbe un precedente gravissimo che rischierebbe di portare alla desertificazione industriale della zona. Noi non indietreggeremo in questa battaglia».
La questione è di portata nazionale. Per mostrarne le dimensioni, i rappresentanti sindacali hanno anche segnalato il caso della grande azienda bolognese Maccaferri, che lo stesso fondo americano Carlyle che controlla Betafence sta tentando di acquisire, proprio mentre annuncia la chiusura dello stabilimento tortoretano. Il presidio con le fiaccole sul lungomare di Tortoreto è servito quindi per tenere i riflettori puntati sulla questione. Nel frattempo, i 155 lavoratori continuano anche a coprire i turni nel picchetto fisso installato davanti ai cancelli della Betafence, con lo scopo dichiarato di vigilare su possibili “fughe” di macchinari e materie prime.
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