Beve e picchia la moglie Condannato a 17 mesi

28 Settembre 2020

Alba Adriatica, botte e insulti alla donna che denuncia e fa scattare l’inchiesta Il giudice: «La vittima oggetto di continue e pesantissime vessazioni»

TERAMO. I particolari a fare la differenza in un altro caso di violenza in famiglia. Un marito condannato a un anno e cinque mesi per maltrattamenti alla moglie con il giudice che nelle motivazioni scrive: «Tanti e tali, e tanto a lungo protatti nel tempo, sono i comportamenti vessatori, più verbali che non fisici, emersi dall’istruttoria, da non potersi nutrire alcun dubbio né sulla loro rilevanza come maltrattamenti, né sulla consapevole volontà di produrre sofferenze, prima di tutto psicologiche, alla moglie».
L’uomo è un 40enne di Alba Adriatica accusato di maltrattamenti fisici e psicologici nei confronti della moglie. Una situazione andata avanti per mesi fino a quando la donna ha deciso di denunciare. Episodi che, in particolare, sarebbero avvenuti soprattutto quando l’uomo era ubriaco anche se, scrive il giudice nella motivazione riportando la testimonianza di un medico, «pure se risponde al vero il fatto che l’imputato talvolta ecceda con l’uso di alcolici così come nel gioco, la sua condizione non può definirsi come vera e propria dipendenza né nel primo caso né nel secondo».
Scrive ancora il giudice nelle motivazioni: «La donna è stata fatta sicuramente oggetto di continue e pesantissime vessazioni di natura psicologica, volgenti dal semplice ma becero insulto fino alla denigrazione delle sue qualità (principalmente quelle professionali). Ciò deve essere debitamente rimarcato, seppur non sia dato nutrire dubbi sulla sincerità delle promesse di impegno da lui profferite in tutte le (numerose) occasioni nelle quali la donna lo perdonava per i suoi comportamenti passati esortandolo a mutare i suoi atteggiamenti; a tali impegni, assunti probabilmente in tutta buona fede, faceva inevitabilmente seguito una indiscutibile e pervicace volontà di recarle sofferenze, manifestandole continuamente tutto il suo totale ed assoluto disprezzo». E così conclude: «Può ritenersi che la sentenza costituisca adeguato presidio in ottica special preventiva, utile a dissuadere l’imputato dalla commissione di nuovi reati, ciò consentendo la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena, dovendosi ritenere presumibile che l’imputato porrà in essere quanto in suo potere per attenuare eventuali problematiche personali». La donna, che si è costituita parte civile, era rappresentata dall’avvocato Monica Passamonti. L’imputato dall’avvocato Gabriele Rapali.(d.p.)
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