Biciclette per i detenuti iscritti all’università

30 Maggio 2019

Firmato il protocollo fra ateneo, direzione del carcere e Adsu per l’uso dei mezzi Attualmente sono nove gli studenti reclusi, altri tre si sono già laureati

TERAMO. Ci si può rifare una vita e rimediare i propri errori anche con l’aiuto di una bicicletta. Ha una valenza importante dal punto di vista sociale il protocollo d’intesa firmato ieri fra l’università di Teramo, l’Adsu e la direzione del carcere di Teramo per la fornitura di quattro bici, di cui due a pedalata assistita, che serviranno ai detenuti per andare a seguire i corsi universitari. Le bici già ci sono e l’Adsu le consegnerà al carcere appena installate le relative stazioni. Sono 14 i detenuti del carcere di Castrogno che finora hanno frequentato l’università di Teramo e tre si sono laureati. Attualmente sono 9 gli iscritti e due si iscriveranno il prossimo anno accademico.
«Per gli studenti che scontano un debito negli istituti di pena l’impegno nello studio universitario ha una forte valenza: permette ai detenuti di costruirsi una nuova statura umana e culturale, acquisendo consapevolezza delle proprie capacità e responsabilità. L’ateneo di Teramo ha colto pienamente tali valori e opportunità, favorendo il percorso universitario dei detenuti, abolendo le tasse universitarie e svincolando la data di iscrizione da ogni scadenza», ha commentato il rettore, Dino Mastrocola. Il direttore del carcere, Stefano Liberatore, ha definito il protocollo «importantissimo dal punto di vista morale e spirituale». E ha precisato che una visione semplicistica potrebbe definire quello delle biciclette un “regalo” ai reclusi: «ma la finalità è diversa: è valorizzare la possibilità di reinserirsi nella società. E quello della mobilità è un disagio che patiscono molto i detenuti di Castrogno».E ha fatto riferimento a corse del trasporto pubblico «carenti e inopportune rispetto alle esigenze».
Le bici arrivano dall’Adsu, presente alla conferenza stampa col presidente Paolo Berardinelli e il direttore Antonio Sorgi. «Abbiamo partecipato a bandi competitivi ottenendo risorse riversate in iniziative come questa non attingendo, ad esempio a fondi regionali», ha sottolineato Berardinelli augurandosi che si continui con questo modus operandi, visto che tutto il Cda è in scadenza. L’assessore regionale all’università, Piero Fioretti ha garantito la vicinanza della Regione e l’attenzione su iniziative come questa, ricordando anche l’iter che ha portato a ottenere i fondi per costruire la casa dello studente. Toccante la testimonianza di un ex detenuto che si è laureato a dicembre con 110 e lode. Santo le Pera, che ha passato parte della sua vita in carcere per associazione mafiosa, ha commentato che «l’università mi ha permesso di togliermi l’etichetta di mafioso e di dare un mio contributo alla società».
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