Bilancio, c’è un altro mese di tempo

Slitta a fine marzo la scadenza per approvare il preventivo. Il commissario Pizzi: «Non farò nulla di sconvolgente»
TERAMO. C’è ancora un mese di tempo per approvare il bilancio di previsione del Comune. La scadenza, originariamente fissata per oggi, è stata infatti spostata dal governo al 31 marzo. Gli uffici comunali e il commissario Luigi Pizzi, dunque, avranno quattro settimane in più per far quadrare i conti e varare il documento contabile in cui saranno sintetizzate entrate e spese per il 2018. «Siamo abbastanza a buon punto», fa sapere il prefetto che guida l’ente da quando, a inizio dicembre, è caduta l’amministrazione, «rispetteremo la nuova scadenza». Il bilancio per l’anno in corso, insomma, sarà messo a punto senza ulteriori slittamenti, di fatto a pochi mesi di distanza da quello riferito al 2017 che per via delle emergenze sismiche e legate al maltempo è stato predisposto a dicembre provocando tra l’altro lo strappo decisivo nella ex maggioranza per la defenestrazione del sindaco Maurizio Brucchi. Sui contenuti del nuovo documento contabile, però, Pizzi non si sbottona. «Stiamo valutando una serie di provvedimenti», si limita a spiegare, «che vanno comunque ancora definiti».
Di sicuro c’è che la stella polare del commissario resterà il riequilibrio finanziario, riducendo il ricorso all’anticipazione di tesoreria, in sostanza le somme prese in prestito dalla Banca Popolare di Bari affidataria del servizio, indicato come criticità nella segnalazione indirizzata al Comune qualche mese fa dalla corte dei conti. «La questione principale è sempre quella», conferma il prefetto, «le risorse sono limitate e dobbiamo contenere la spesa». Dopo l’azzeramento o la drastica riduzione dei contributi alle società sportive che gestiscono gli impianti sportivi, dunque, la limatura dei costi potrebbe riguardare alcuni servizi. Il blocco parziale imposto dal governo all’aumento delle tariffe lascia pochi margini di manovra su mense scolastiche, trasporto alunni e altre prestazioni simili fornite dall’ente agli utenti che ne fanno richiesta. Restano i servizi sociali e assistenziali, ma per ora il commissario non rivela come intende intervenire. «Qualcosa si farà, ci sono possibilità», conclude, «ma non sarà nulla di sconvolgente».
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