Bim, D’Alonzo resta ancora sotto accusa

L’incontro chiarificatore con i sindaci non stempera le tensioni, da Minosse altre contestazioni
TERAMO. L’incontro con i sindaci non è servito a svelenire il clima al Bim. Il presidente del consorzio di Comuni Giuseppe D’Alonzo, finito sotto accusa per un incarico affidato alla ditta del nipote con una delibera poi sospesa, ha fornito chiarimenti ai primi cittadini che non hanno convinto tutti. Il parere legale, secondo cui l’atto non sarebbe illegittimo per quanto inopportuno, e le rassicurazioni sulla volontà del massimo rappresentante del Bim di agire solo nell’interesse delle amministrazioni rappresentate non sono serviti a stemperare la tensione. I rappresentanti dei Comuni si sono divisi: Campli, Valle Castellana, Torricella Sicura e Castel Castagna hanno insistito per le dimissioni di D’Alonzo, mentre Teramo, Roseto, Montorio, Mosciano e Castelli hanno optato per una linea più morbida che concederebbe una seconda possibilità al presidente fresco di designazione.
Ad alimentare la polemica è il predecessore di D’Alonzo, l’ex sindaco di Cortino Gabriele Minosse che lancia nuove accuse nei suoi confronti. «Piuttosto che scusarsi e rassegnare immediate dimissioni, ha ancora maldestramente tentato di prendersi gioco di un'ampia platea di amministratori pubblici», afferma, «sostenendo che i suoi atti sono legittimi perché trattasi di affidamenti a parenti, come ha ammesso, oltre il secondo grado». Minosse ritiene gravissimo il fatto che D’Alonzo «continui a non rispondere su una serie di fondamentali questioni, morali e gestionali» che attengono all’utilizzo di risorse pubbliche. Secondo lui, l’atteggiamento contestato al presidente sarebbe un «modus operandi» adottato da D’Alonzo anche quando era sindaco di Crognaleto. Minosse cita una serie di atti a favore sempre alla ditta del parente che sostiene di aver allegato alla denuncia contro il presidente. (g.d.m.)

