Bim nella bufera: «D’Alonzo ora si dimetta»

29 Luglio 2022

Agostinelli, sindaco di Campli: «Persa la fiducia». Il presidente rinvia l’assemblea: «Accuse infondate»

TERAMO. Slitta l’assemblea del Bim per la variazione di bilancio e parte la richiesta di dimissioni del presidente Giuseppe D’Alonzo. Non si placa la polemica sulla gestione del consorzio che riunisce Comuni dell’area tra Vomano e Tordino. Ad annunciare il rinvio della seduta che era convocata per ieri alle 15 è stato, poche ore prima dell’appuntamento, D’Alonzo destinatario di pesanti critiche sull’impiego delle risorse e su altre scelte alla base dell’atto da approvare. «Alla luce degli attacchi ricevuti e che impongono un’attenta valutazione per permettere una seduta assembleare che lucidamente possa affrontare gli importanti punti all’ordine del giorno», spiega il presidente, «si ritiene opportuno rinviare l’assemblea e fissare invece un incontro formale con tutti i delegati e i sindaci lunedì alle 15 nella sede del consorzio».
Secondo D’Alonzo «stiamo parlando di strumentalizzazioni politiche che trovano facile terreno in un periodo elettorale che nulla hanno a che fare con una gestione dell’ente che presiedo con il massimo rispetto dei Comuni consorziati. Gli atti di affidamento di cui si parla sono stati precauzionalmente annullati e mi riservo di far valutare nelle sedi legali le accuse diffamatorie che riguardano la faziosità nella valutazione dei progetti da parte mia e della giunta, secondo una logica denigratoria che non ha nessuna base».
Da Campli, però, arriva la richiesta di dimissioni del presidente. A firmarla sono il sindaco Federico Agostinelli e i consiglieri delegati Cristina Passacquale e Luca Di Girolamo. «In campagna elettorale il neo presidente aveva promesso un deciso cambio di passo, attenzione e risorse alla montagna, novità importanti in termini di sostegno al territorio», affermano, «al momento invece poco è stato fatto in tal senso e anzi, se fossero confermate le accuse di aver affidato un incarico a un proprio parente entro il quarto grado, in maniera diretta, dovrebbe immediatamente rassegnare le dimissioni. Neanche la revoca delle due delibere sarebbe ormai sufficiente a ripristinare la fiducia nel presidente, ma sarebbe solo la conferma del clamoroso scivolone che tuttavia conferma un modus operandi inaccettabile: si torni alle elezioni».