Bimba morta di leucemia a Montorio, il giudice chiede una nuova perizia

13 Giugno 2015

A sette anni dal dramma di Maria Teresa, i giudici della Corte d’appello riaprono il caso: servono altri accertamenti

TERAMO. L’unica certezza sono i tempi dilatati. All’infinito. Dopo sette anni dalla morte di Maria Teresa Nallira, la bambina di Montorio deceduta nel 2008 per una leucemia fulminante non diagnosticata in tempo, i giudici della Corte d’appello dell’Aquila hanno disposto una nuova perizia. Lo hanno deciso ieri al termine dell’udienza fissata per discutere il ricorso presentato dalla difesa di Mariangela Ferrari, la pediatra condannata in primo grado ad un anno e quattro mesi per omicidio colposo e ad un anno per falso materiale e ideologico per aver manomesso la cartella clinica della piccola. «La Corte ha giustamente ritenuto di dover disporre una nuova perizia», dice l’avvocato Vincenzo Di Gialluca, che assiste i genitori della piccola, «per valutare alcune incongruenze emerse nella consulenza di primo grado».

E in un garbuglio formale di fascicoli e procedure resta il dolore e l’amarezza dei familiari. Passati da un procedimento penale all’altro all’altro per chiedere di conoscere la verità sulla morte di una bambina di sei anni.

Al termine del processo penale di primo grado l’allora gup Marina Tommolini, sulla base della relazione di un suo perito che adombrava responsabilità anche nei confronti dell’ospedale di Pescara dove la piccola morì dopo un trasferimento d’urgenza da quello di Teramo, inviò gli atti alla procura di Pescara. Che, dopo aver disposto delle indagini, ha già presentato al gip tre richieste d’archiviazione a cui i familiari della piccola si sono opposti. Nel frattempo, in sede di procedimento civile al tribunale di Teramo, la Asl di Teramo ha citato in causa l’azienda sanitaria di Pescara. Il giudice civile ha affidato a dei periti il compito di esaminare la mole di documentazione che accompagna il caso della bambina.

Maria Teresa il 26 febbraio del 2008 accusò un forte mal di pancia e sonnolenza. Venne portata all'ospedale di Teramo. I medici la rimandarono a casa sospettando un virus intestinale. Le sue condizioni non migliorarono e due giorni dopo i genitori la riportarono in ospedale. La bimba venne nuovamente visitata in pediatria e dimessa con la stessa diagnosi. Ma le sue condizioni peggiorarono.

Il giorno dopo i genitori la riportarono in ospedale e la bimba venne ricoverata. Solo nel tardo pomeriggio venne fatto il primo prelievo di sangue che evidenziò valori altissimi di globuli bianchi. Venne trasferita d'urgenza a Pescara dove morì il 6 marzo.

Nel frattempo, il 2 aprile del 2014, la pediatra Ferrari è stata condannata in primo grado ad un anno e sei mesi per l’omicidio colposo di Sara Rapini, una bambina di 3 anni morta sull’ambulanza che, in una disperata corsa contro il tempo, la portava da Sant’Omero all’ospedale di Ancona.

©RIPRODUZIONE RISERVATA