Biodigestore, la guerra non è finita: ci sono altri due ricorsi al Tar

Mosciano, l’imprenditore Beccaceci critica la prima sentenza «Il progetto da tre anni sta bloccando tanti investimenti»
MOSCIANO. La guerra sul biodigestore – impianto per la produzione di energia dai rifiuti – in zona Stazione a Mosciano non è finita, anche se il tribunale amministrativo ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comune di Mosciano. In attesa della decisione del Comune, che probabilmente impugnerà la decisione al Consiglio di Stato, interviene anche l’altro ricorrente “ad adiuvandum” Vittorio Beccaceci, presidente dell’omonimo gruppo.
Secondo Beccaceci la situazione è ancora molto fluida. Intanto perché ci sono altri due ricorsi che devono essere discussi al Tar. Quello presentato autonomamente dalle tre società del suo gruppo, la cui udienza è fissata il 12 dicembre. Un ricorso che si basa anche su motivazioni diverse da quello dichiarato inammissibile, ad esempio sulla disponibilità delle aree: il permesso è stato rilasciando senza la titolarità dell'area da parte della Ctip Blu. Un terzo ricorso è della Deco per cui non è stata ancora fissata la data.
Beccaceci intanto fa valutazioni sulla recente sentenza del Tar. «La sentenza ha un grosso connotato ideologico, perché nella parte finale dice che, per esigenze superiori i Comuni non possono continuare a opporsi agli impianti. Questo a tutto svantaggio dei cittadini che risiedono nelle aree interessate», osserva l’imprenditore, «tutto ciò si collega all'altra tematica: comunque la norma di riferimento di questa vicenda prevale sulle norme di piano del Comune. La questione è abbastanza dibattuta, è un tema spinosissimo. Ma si tenga presente che ci sono sentenze della Corte Costituzionale che dicono il contrario». L’imprenditore ha dei dubbi anche su altri passaggi della sentenza, che riguardano il cattivo odore e la tutela della salute: «vengono usate argomentazioni tecniche che non convincono fino in fondo».Poi c’è la questione della distanza dal centro abitato. «Il magistrato dice che ci sono tre norme da poter applicare, e sceglie quella che riguarda i cimiteri, dicendo che la distanza si misura dall'edificio e non dalle pertinenze. Si è scelta una vecchia norma sui cimiteri, risalente al 1934, che non c'entrano niente con le nostre tematiche, ignorando le deliberazioni del Comune. Le prime due norme invece demandano ai Comuni la perimetrazione del centro abitato». Sulla questione della distanza fra l’impianto e il centro abitato si è inserita la Regione che ha sostanzialmente detto: dato che solo il Comune di Mosciano (secondo cui sono meno di 500 metri) ha misurato la distanza, prima che si inizino i lavori bisogna verificare. «Di fatto ha sospeso l'intervento», commenta Beccaceci, «la procedura ci rassicura molto, in quanto dimostra come la questione viene presa seriamente e sono certo che non accadrà ciò che sta succedendo nella zona di Colonnella e San Giovanni oramai invivibile per la puzza. I biodigestori sono una risorsa e non un problema, se vengono però, pianificati in zone isolate dalla popolazione e soprattutto se vengono proposti da aziende che hanno i necessari capitali e un’affermata struttura organizzativa, in modo da garantirne la corretta gestione e il rispetto delle norme non semplici da applicare. Questo progetto da tre anni sta bloccando lo sviluppo si un'area già urbanizzata con soldi pubblici. Sta limitando potenziali investimenti, anche l'arrivo di nuove aziende e quindi la creazione di posti di lavoro. Viene compromessa un'area di decine di ettari».
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