Blitz dell’imprenditore nell’azienda fallita
Sant’Egidio, ha avuto ragione in appello ma non può ancora rientrare: mandato via dai carabinieri
SANT’EGIDIO. Blitz dell’imprenditore Vincenzo Ottavi nello stabilimento dell’Asfaltronto, l’impresa di lavori stradali aperta nel 1977, e dichiarata fallita dal tribunale di Teramo nel marzo scorso, di cui l’uomo è titolare. Nelle prime ore di ieri Ottavi e alcuni suoi ex dipendenti sono entrati nell’azienda, che ha sede legale a Sant’Egidio ma di fatto era operativa ad Appignano del Tronto (Ascoli Piceno), a quanto pare per riavviare l’attività. Avvertiti da qualcuno, qualche ora dopo sono intervenuti il curatore fallimentare Cornelia Pompei e i carabinieri della stazione di Appignano per sgomberare Ottavi e gli altri, che non hanno opposto resistenza, e ripristinare così una situazione di legalità.
L’immobile non risulta ancora tornato nella disponibilità dell’imprenditore nonostante la Corte d’appello dell’Aquila abbia decretato, nell’ottobre scorso, la revoca del fallimento e l’ammissione dell’Asfaltronto alla procedura di concordato preventivo. A quanto pare la curatela fallimentare ha chiesto un parere legale nell’attesa di proporre ricorso in Cassazione e questo, secondo il tribunale di Teramo, impedirebbe che la sentenza d’appello diventi esecutiva. Lo stabilimento, di fatto, è ancora nel pieno possesso della curatela fallimentare, che ne detiene le chiavi. Non a caso i carabinieri ascolani sono intervenuti su delega del giudice delegato ai fallimenti del tribunale teramano, Giovanni Cirillo.
La questione dell’esecutività della sentenza dovrebbe essere chiarita il prossimo 26 novembre in un’udienza in Corte d’appello, ma Ottavi – a quanto pare – ha fretta di riavviare l’attività e ritiene di poterlo fare. Il fatto di non essere riuscito a tornare in possesso dell’azienda nonostante la sentenza a lui favorevole lo ha spinto, alcune settimane fa, ad inscenare una protesta davanti ai cancelli dell’Asfaltronto. L’uomo, a dieci giorni dall’avvenuto deposito della sentenza d’appello, ha esposto uno striscione nel quale lanciava accuse alla curatela e al tribunale di Teramo perché non gli ridavano le chiavi. Peraltro, già prima dell’episodio di ieri, qualche giorno fa, Ottavi era stato denunciato dai carabinieri di Appignano del Tronto per essere entrato nell’azienda. Nell’occasione, tuttavia, lui stesso avrebbe avvisato i militari, di fatto autodenunciandosi, perché convinto di avere pieno diritto a tornare in possesso dello stabilimento. Il contenzioso sembra destinato a non finire qui.(d.v.)
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