Bloccata la confisca delle case dei rom

24 Maggio 2015

Alba e Martinsicuro, per il tribunale «beni leciti». Dissequestrati appartamenti, automobili e i conti di alcune famiglie

ALBA ADRIATICA. E’ con un provvedimento di sette pagine che il tribunale di Teramo respinge la proposta di confisca e dissequestra case, macchine e conti postali bloccati ad alcune famiglie rom. Perchè, scrivono i giudici nell’accogliere il ricorso presentato dagli avvocati Fedele Ferrara e Tiziano Rossoli, «non si ravvisano sproporzioni tra il patrimonio ed i redditi dichiarati di consistenza tale da indurre a ritenere l’illecita provenienza di tutti i beni indicati nella proposta di applicazione della questura , di modo che deve rigettarsi la richiesta di confisca non ricorrendone i presupposti». Per i giudici quel patrimonio, dunque, non è frutto di attività illecite ma di saltuarie occupazioni, pensioni di invalidità, soldi arrivati da risarcimenti danni di incidenti stradali.

La vicenda inizia nel 2013 quando, recependo una richiesta della questura fatta sulla base delle misure di prevenzione previste nel decreto legislativo 159 del 2011 (il codice delle leggi antimafia), il tribunale dispone in via di urgenza il sequestro preventivo di numerosi beni delle famiglie Spinelli, beni che si trovano tra Alba Adriatica e Martinsicuro e che riguardano soprattutto case, macchine e conti postali.

In particolare si tratta di tre appartamenti, quattro vetture e quindici conti di deposito e libretti di risparmio postali. «La decisione di rigetto fonda sull’insufficienza del quadro indiziario», scrivono ancora i giudici (presidente del collegio Flavio Conciatori, a latere Sergio Umbriano e Enrico Pompei), «che idoneo a giustificare l’adozione del provvedimento provvisorio, di contro, all’esito della discussione sul merito, non supporta nè una valutazione in termini di sproporzione del valore dei beni di cui sopra rispetto al reddito dichiarato o all’attività economica svolta dagli interessati nè tantomeno un giudizio di illecita provenienza di quelli».

Precisano i magistrati che «la successione cronologica delle vicende di compravendita immobiliare è scandita dal susseguirsi di operazioni di investimento, precedute o seguite a breve distanza da operazioni di disinvestimento, capaci di produrre proventi immediatamente reimpiegabili, il che offre una spiegazione plausibile circa il sistematico mancato ricorso allo strumento del mutuo ipotecario».

Per quanto riguarda le macchine secondo i giudici «il valore delle vetture non è particolarmente elevato, anche in considerazione dell’anno di immatricolazione e dello stato di conservazione di alcune di esse, mentre l’importo complessivo rinvenuto sui conti correnti è pari ad 8.722,31, quindi di certo non incompatibile con le condizioni di vita familiare». (d.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA