Botte alla moglie, condanna a 2 anni e mezzo

26 Gennaio 2019

Atri, l’uomo è stato ritenuto colpevole di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate

ATRI. Insulti continui, botte, sputi. E le accuse, costanti, di averlo tradito con altri uomini e di averlo ingannato sulla sua verginità al momento del matrimonio. Un incubo finito solo quando la donna ha deciso di denunciare il marito, con l’uomo, un muratore di 58 anni, che ieri pomeriggio, al termine del processo di primo grado davanti al giudice Lorenzo Prudenzano, è stato condannato a due anni e sei mesi per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate dall’uso di un’arma impropria. Il giudice ha anche disposto, a carico dell’uomo, una provvisionale di 5mila euro a favore della donna, rappresentata dall’avvocato Tommaso Navarra, e il risarcimento del danno da liquidarsi in sede civile, oltre al pagamento delle spese processuali.
I fatti contestati al 58enne risalgono ad un periodo che va da gennaio 2017 ad aprile 2018 quando a causa di una gelosia fuori controllo avrebbe iniziato a maltrattare quotidianamente la moglie, anche davanti ai figli, «sottoponendola a continui atti di violenza fisica e psicologica», come si legge nel capo di imputazione. In più occasioni l’uomo l’avrebbe picchiata, colpendola con schiaffi e pugni, tirandole i capelli e sputandole sul viso. Violenze accompagnate da continui insulti. «Ti devi impiccare», le avrebbe detto in alcune occasioni, arrivando anche a minacciare di ucciderla e farla a pezzi con il fucile o con qualsiasi altra arma. Un incubo che la donna avrebbe sopportato pur di tenere unita la famiglia, fino a quando ad aprile dello scorso anno non ce l’ha fatta più. A spingerla a denunciare tutto ai carabinieri l’ennesima aggressione da parte dell’uomo, che proprio ad aprile del 2018, al termine di una discussione, l’avrebbe colpita con un tubo metallico sul braccio per poi sferrarle un pugno. Un’aggressione violenta che aveva costretto la donna a ricorrere alle cure del pronto soccorso, spingendola a chiedere aiuto. Dopo la denuncia erano scattate le indagini, condotte dai carabinieri della stazione di Atri che all’epoca avevano anche sequestrato un fucile semiautomatico che l’uomo deteneva in casa, con il pm Stefano Giovagnoni, titolare del fascicolo, che a maggio dello scorso anno aveva chiesto ed ottenuto un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dell’uomo (oggi tornato in libertà). Successivamente per il 58enne, difeso dall’avvocato Lucio Capanna, era arrivato il decreto di giudizio immediato con il processo a suo carico che ieri pomeriggio si è concluso con una condanna.
Nel corso del dibattimento, in aula, erano stati ascoltati sia la donna che i figli, che avevano raccontato delle continue vessazioni dell’uomo nei confronti della madre. (a.m.)
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