Botte alla moglie davanti ai figli piccoli

13 Febbraio 2020

Teramano a giudizio per maltrattamenti in famiglia. L’accusa: «Per anni costretta a subire sofferenze fisiche e morali»

TERAMO. Cambiano solo i particolari in storie di violenza drammaticamente uguali che si ripetono nonostante Codici rossi e norme di più immediata applicazione. A raccontare, in un’aula di tribunale, un altro maltrattamento in famiglia è il caso una donna teramana di 40 anni: secondo l’accusa, tutta da dimostrare in dibattimento, il marito per anni l’avrebbe riempita di botte anche davanti ai due figli piccoli, impedendole di avere rapporti con la sua famiglia di origine «infliggendo», si legge nel capo d’imputazione, «sofferenze fisiche e morali, esercitando in tal modo volontà di sopraffazione». L’uomo, suo coetaneo, è stato rinviato a giudizio per maltrattamenti (con l’aggravante di aver agito davanti a minori) dal gup Roberto Veneziano al termine dell’udienza preliminare in cui la donna si è costituita parte civile.
Ora, dunque, sarà un processo ad accertare la verità, almeno quella giudiziaria. Nell’attesa gli atti messi insieme nel fascicolo della Procura descrivono anni da incubo per la donna che nel 2018 ha raccolto il coraggio, soprattutto quello di mamma, e ha denunciato lasciando marito e casa.
Secondo l’accusa, negli ultimi anni di convivenza, l’uomo in più occasioni avrebbe picchiato la donna colpendola anche con oggetti vari (sia in casa e sia fuori) cagionandole in più occasioni ferite tali da mandarla in ospedale dove lei, in alcune occasioni, ha raccontato di essersi fatta male da sola. «Le rivolgeva gravi minacce e continue ingiurie», si legge ancora nel capo d’imputazione, «colpendola con schiaffi al volto e calci alle gambe, minacciandola di morte e minacciandole di toglierle i figli». Minaccia, quest’ultima, per cui la donna ha sopportato per anni prima di chiedere aiuto e denunciare. Su tutti gli altri un episodio avvenuto dopo una festa di compleanno di uno dei piccoli. In quell’occasione le avrebbe stretto le mani al collo minacciandola di ucciderla e anche in questo caso, sempre secondo l’accusa, avrebbe agito davanti ai bambini che all’epoca dei fatti avevano sette e nove anni.
A stabilire la verità giudiziaria penserà il processo (la cui prima udienza è fissata per ottobre) con i tempi della giustizia che sicuramente non sono quelli della vita reale. Nel frattempo la donna, dopo la separazione, ha ottenuto l’affidamento dei bambini e ha trovato un lavoro. Ha cambiato città e ha ricominciato a vivere. Per lei e per i suoi figli.
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