Botte alla moglie per giocare alle slot

11 Gennaio 2024

Un 31enne condannato a due anni e tre mesi: maltrattamenti davanti al figlio piccolo per avere lo stipendio della donna

VAL VIBRATA. Nell’Italia di Codici Rossi senza tregua, le storie di maltrattamenti continuano a scandire la cronaca nelle aule di tribunale. Storie di botte e violenze drammaticamente uguali con particolari a fare la differenza. Come in questo caso: un 31enne residente in Val Vibrata condannato a due anni e tre mesi (sentenza di primo grado) per aver picchiato e maltrattato la moglie anche davanti al figlio piccolo per avere i soldi da usare per giocare ai videopoker.
La sentenza per il reato di maltrattamenti aggravati è stata emessa dalla giudice Claudia Di Valerio e l’uomo, difeso dall’avvocato Tiziano Rossoli, ha chiesto di poter scontare la pena svolgendo dei servizi di pubblica utilità.
I fatti, secondo la ricostruzione fatta dal pm titolare del fascicolo Silvia Scamurra, sono avvenuti tra il 2018 e il 2020 nel paese dell’entroterra vibratiano in cui i due all’epoca dei fatti vivevano con il figlioletto. Così si legge nella richiesta di rinvio a giudizio: «Anche a causa della grave dipendenza dal consumo di alcolici e dal gioco d’azzardo, provocava quotidianamente violenti litigi per futili motivi, usando ripetutamente violenza verbale e fisica nei confronti della donna, incurante della presenza del loro figlio minore, minacciandola spesso di morte (fino ad arrivare in un’occasione a lanciarle un coltello), appropriandosi in alcune circostanze dello stipendio della donna per dedicarsi ai suoi vizi, aggredendola anche fisicamente. In particolare, in alcune occasioni, afferrandola al collo e stringendo le mani fino a provocarle anche lesioni personali. Tra le altre in una giornata del mese di ottobre 2019, mentre si trovavano nell’abitazione della nonna della compagna, contrariato dal diniego opposto da quest’ultima alla consegna del denaro per giocare alle slot-machine, la afferrava per il collo stringendo pericolosamente la presa». In un’altra occasione l’uomo, raggiunta la compagna in un locale e notata la presenza di un’amica, avrebbe preso a schiaffi e pugni quest’ultima prima di colpire la moglie, che quella volta sarebbe stata scaraventata a terra e trascinata per alcuni metri (per lei 15 giorni di prognosi). L’uomo, inoltre, era accusato anche di essersi introdotto nell’abitazione della donna, in seguito alla separazione, dopo aver rotto una finestra.
Quella volta avrebbe tentato il suicidio ingerendo dei detersivi e chiamando i suoi familiari con il telefono. Anche in un’altra occasione, sempre secondo l’accusa, si sarebbe introdotto nell’alloggio della donna scardinando la serratura con un trapano e alcuni cacciaviti (accusa quest’ultima da cui è stato assolto).
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