Botte alla moglie: «Ti faccio abortire»

19 Ottobre 2023

Picchia la donna credendola incinta: 32enne albanese finisce in carcere. I maltrattamenti anche davanti ai tre figli piccoli

TORRICELLA SICURA. Botte davanti ai tre figli piccoli, niente soldi e lavoro, regole imposte sull’abbigliamento e minacce di morte quotidiane: per una giovane mamma di 29 anni l’inferno era casa sua, nelle mani di un marito violento. È andata avanti fino a quando lui l’ha picchiata credendola incinta per farla abortire e lei ha capito che questa non era vita. Così ha chiesto aiuto ai carabinieri, sono scattate le indagini e lui, un 32enne albanese connazionale della donna, è stato arrestato.
Perché nell’Italia dei femminicidi senza tregua, numeri e storie di maltrattamenti continuano a scandire la cronaca quotidiana. Nonostante nuove leggi, norme giuridiche di più immediata e veloce applicazione (vedi il Codice rosso) e una maggiore consapevolezza.
L’ultimo di una serie infinita di casi arriva da Torricella Sicura al termine di un’indagine lampo dei carabinieri con il pm Francesca Zani che ha chiesto la misura cautelare e con il gip Marco Procaccini che l’ha disposta. Ora l’uomo è in carcere con la pesante accusa di maltrattamenti in famiglia aggravati dalla presenza di minori, minacce e lesioni personali aggravate. Lei e i suoi bambini sono in casa protetta con la speranza di riprendersi la vita.
Ed è una dolente cronaca quella che prende forma negli atti di un’inchiesta con l’uomo che, secondo l’accusa dei carabinieri delegati alle indagini e all’applicazione della misura cautelare, nel tempo avrebbe messo in atto continui comportamenti finalizzati a isolare e segregare la donna fino all’episodio considerato più violento avvenuto nella giornata del 12 ottobre. Secondo l’accusa l’uomo, convinto che la moglie fosse nuovamente incinta, l'ha colpita con pugni e schiaffi con l'intento di farla abortire, provocandole lesioni alla testa e al corpo. Successivamente la donna ha chiesto aiuto ai carabinieri della locale stazione. La richiesta di aiuto e la sua denuncia hanno fatto attivare le procedure del Codice rosso, la legge del 2019 che tutela le donne e i soggetti deboli vittime di violenze e che prevede tempi di intervento notevolmente più brevi rispetto ad altre tipologie di reato. Numeri che nel Teramano sono sempre più in crescita: nel 2022 i carabinieri del comando provinciale, proprio in seguito alle procedure di Codice rosso, hanno denunciato 276 persone, di cui due arrestate, chiesto, ottenuto e applicate 79 misure cautelari di cui 22 in carcere, 5 ai domiciliari, 35 divieti di avvicinamento alle vittime, 11 allontanamenti dalla casa familiare e 6 ammonimenti del questore. Nei primi sei mesi di quest’anno ci sono state 14 denunce e 45 misure cautelari tra arresti e divieti di avvicinamento.(d.p.)
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