Botte per obbligarla a prostituirsi Lei scappa e denuncia il marito

Alba Adriatica, il caso di una donna albanese di 30 anni ora inserita in un programma di protezione Chiusa in casa e fatta uscire solo per incontrare i clienti, per anni ha creduto di vivere ad Ancona
ALBA ADRIATICA. La cronaca è quella di una storia che si ripete. Drammaticamente uguale. A fare la differenza i particolari di una vita. Come nel caso di Maria (nome di fantasia), 30 anni e un futuro tutto da scrivere.
Perché oggi Maria, arrivata in Italia con il marito che l’ha costretta alla strada a suon di botte e minacce, ha un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale e sogna un’altra vita. Diversa da quella costretta a fare per quattro anni quando l’uomo sposato a Tirana l’aveva portata in Italia con il sogno di una vita diversa e dopo qualche mese le aveva detto: «Non ho lavoro, per campare devi fare la prostituta». E giù botte. Per un anno è stata chiusa in casa, quasi segregata. Usciva solo per incontrare i clienti. E per un anno ha pensato di vivere ad Ancona. Solo quando il procedimento giudiziario si è innescato, in seguito alla sua denuncia presentata a Bologna dopo la fuga dal marito, si è scoperto che non era stata ad Ancona ma ad Alba Adriatica e che quella «lunga strada piena di ragazze come me» era la Bonifica del Tronto.
La storia di Maria è diventata un’indagine approdata sul tavolo del pm Andrea De Feis e finita davanti al collegio presieduto da Flavio Conciatori. Il marito, nel frattempo diventato ex, è imputato per sfruttamento della prostituzione, maltrattamenti e violenza sessuale. Lei, dopo aver denunciato, ha confermato le accuse, è entrata in un programma di protezione e ha ottenuto un permesso di soggiorno, quello rilasciato per motivi di protezione sociale così come disposto dall’articolo 18 di un decreto legge del 1998. Nei fatti la norma che dà la possibilità di proteggere chi ha collaborato denunciando lo sfruttatore.
E la donna il coraggio di denunciare l’ha trovato dopo quattro anni di botte e violenze. È successo quando da quella che lei credeva fosse Ancora il marito l’ha spostata a Bologna costringendola su un’altra strada. Ancora botte per farla stare zitta. Fino a quando lei, grazie all’appoggio di alcune operatrici di una cooperativa solidale, ha trovato la forza di dire basta.
Nella sua denuncia ha parlato di Ancona e per questo gli atti, per competenza territoriale, sono passati alla Procura dorica. Ma qui gli accertamenti disposti hanno scoperto che il posto in cui la donna era stata segregata e fatta prostituire era la Val Vibrata. In particolare Alba Adriatica dove si trovava la casa del marito e la Bonifica del Tronto dove ogni sera l’uomo l’accompagnava per incontrare i clienti. Oggi Maria ha un lavoro e ha ripreso gli studi interrotti in Albania.
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