Botti nell’azienda, il consulente di parte: «Non erano pericolosi»

5 Aprile 2026

Il processo al titolare della ditta di Caprafico. In aula Danilo Coppe, esperto nazionale in esplosivi: «Tutto nella norma»

TERAMO. Per il consulente della difesa sentito in aula «quei 17 chili di polvere nera» trovati nei cassonetti dell’azienda «non erano assolutamente pericolosi». Il processo è quello in corso all’imprenditore Elio Di Blasio, titolare della ditta di botti di Caprafico dove nel febbraio del 2023 avvenne l’esplosione in cui morì il 62enne dipendente Dino Trignani e per cui Di Blasio ha patteggiato un anno e sei mesi da sostituire con lavori di pubblica utilità.

Nel processo in corso davanti alla giudice Marina Pollera, Di Blasio è imputato per detenzione illecita di esplosivi che, secondo la Procura, sarebbero stati detenuti nell’azienda in assenza della licenza prefettizia revocata e, si legge nel capo d’imputazione, «in violazione delle prescrizioni normative che ne impongono la tracciabilità e ne disciplinano le modalità di custodia». Secondo l’accusa, infatti, il materiale sequestrato nel corso di svariati controlli scattati dopo l’incidente presentava «carattere di micidialità». In particolare si fa riferimento ai 17 chili di polvere nera e altri quantitativi di fuochi pirotecnici.

Nell’ultima udienza è stata sentita una dipendente della ditta che ha evidenziato come nell’azienda fossero state seguite tutte le operazioni di smaltimento nel rispetto delle norme previste e il consulente Danilo Coppe, esperto nazionale in esplosivi, che ha escluso elementi di pericolosità. L’imputato è difeso dall’avvocata Meri Cossignani. Si torna in aula a maggio per gli ultimi testi. Sentenza a giugno.

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