Braccio a mare danneggiato Bernetti sollecita i lavori

GIULIANOVA . L’ultimazione del nuovo braccio a mare, quale prolungamento verso il largo del molo nord sta diventando una sorta di “fabbrica di San Pietro”. E dalla Capitaneria parte un forte...
GIULIANOVA . L’ultimazione del nuovo braccio a mare, quale prolungamento verso il largo del molo nord sta diventando una sorta di “fabbrica di San Pietro”. E dalla Capitaneria parte un forte sollecito alle istituzioni.
Sono passati esattamente tre anni da quel terribile giorno di gennaio del 2017 quando una forte mareggiata sferzò pesantemente l’opera fino a determinare il cedimento di circa 200 metri della parete di massi che volge a settentrione. Da quel tempo tutto è rimasto fermo nonostante le sollecitazioni da più parti indirizzate al Provveditorato alle opere pubbliche di Roma, stazione appaltante, che è a conoscenza da diversi mesi dei fondi stanziati dalla Regione per il ripristino dell’opera, ma che, nello stesso momento, non trova il tempo per comunicare alla ditta Schiavo di Salerno di tornare al lavoro per il dovuto ripristino. Del resto senza la necessaria “riparazione” non è possibile procedere all’ulteriore allungamento del nuovo braccio di circa 90 metri, utili per creare la dovuta sicurezza all’ingresso del bacino portuale.
Di fronte a tale impellente necessità, il Provveditorato da Roma non fa pervenire notizie. Tant’è che Claudio Bernetti, comandante della capitaneria di porto di Giulianova, per la seconda volta ha inviato nei giorni scorsi un nota proprio al Provveditorato alle opere pubbliche. E scrive di «condividere le forti perplessità nutrite in merito al mancato avvio, già da maggio 2019, dei lavori di messa in sicurezza dell’imboccatura del porto, ad evidente discapito nei prioritari presupposti di sicurezza per la navigazione in un punto altamente delicato quale l’imboccatura di un porto». Bernetti inoltre sottolinea che «non possono sottacersi gli ulteriori timori nutriti in merito al potenziale aggravarsi dello status quo, già precario, dell’opera in parola, alla luce anche del recente imperversare della nefasta azione dei marosi che, di recente, hanno imperversato lungo le coste adriatiche e in particolare in corrispondenza di quelle teramane». La richiesta è di «voler far conoscere tempi e cronoprogramma degli interventi di messa in sicurezza affidatigli, significando che la lettera è da intendersi quale ulteriore invito ad esperire ogni azione utile a dare repentina attuazione agli interventi medesimi». Finora nessuna risposta.
Alfonso Aloisi
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