Braga, adesso il rischio è la fuga dei docenti

Il ministro Giannini lo equipara ai conservatori statali per i trasferimenti Brucchi: «Così ci sarà l’esodo, molti andranno via e non arriverà nessuno»
TERAMO. L’istituto musicale Braga viene “quasi” statizzato dal ministro Stefania Giannini, ma questa – per il più classico dei paradossi all’italiana – potrebbe non rivelarsi una buona notizia. Anzi, al contrario, potrebbe essere il preludio del declino irreversibile dell’istituto teramano. Ma cosa è successo esattamente e dove sta l’inghippo? Il ministro dell’Istruzone ha firmato l’ordinanza per i trasferimenti dei docenti nei conservatori statali e nell’elenco ha inserito anche l’istituto Braga. Lo ha fatto perché ha dovuto dare seguito all’ordinanza del commissario ad acta Maria Grazia Cappugi, che ha imposto al Miur di procedere alla statizzazione dell’istituto teramano, riservandosi di intervenire direttamente in caso di inerzia da parte del ministero stesso.
Il problema è che l’atto del commissario prevede sì la statizzazione “forzata” del Braga, ma con i costi a carico degli attuali enti finanziatori, in primo luogo Regione Abruzzo e Comune di Teramo, visto che sia il Comune di Giulianova che la Provincia hanno ritirato la propria partecipazione per difficoltà finanziarie. Proprio per questo motivo gli enti finanziatori hanno presentato un ricorso al Tar contro la decisione del commissario ad acta che lascia l’istituto musicale in piena crisi economica.
Il ricorso deve ancora essere discusso, ma intanto il ministro Giannini con l’ordinanza ha di fatto equiparato il Braga ai conservatori statali, almeno per quanto riguarda i trasferimenti. Adesso il timore – espresso soprattutto dal sindaco Maurizio Brucchi – è che con la possibilità di trasferirsi buona parte dei docenti del Braga potrebbe cercare una sistemazione altrove, in un conservatorio statale dove lo stipendio è sicuro e non si rischia di dover chiudere bottega da un momento all’altro. E’ vero che l’ordinanza prevede anche i trasferimenti in entrata, ma è molto improbabile che qualche docente chieda di venire al Braga con tutte le difficoltà finanziarie che gravano sulla sua sorte.
Non è detto che tutti i docenti che vorranno lasciare l’istituto troveranno una sistemazione altrove, ma se così fosse – e nell’oggettiva difficoltà di rimpiazzarli – il Braga si vedrebbe costretto a ridimensionare la sua offerta didattica e di conseguenza potrebbe perdere anche molti studenti.
«Così com’è questa ordinanza rischia di far morire il Braga per mancanza di docenti: a me sembra una pazzia», è il commento allarmato del sindaco Brucchi. «Ora bisogna andare al Miur», aggiunge, «e spiegare che questo è un primo passaggio, ma che il Braga va statizzato anche finanziariamente. Continueremo a batterci, io non mi arrendo: se il Miur ha deciso di statizzare il Braga lo deve fare con le proprie risorse e non con quelle degli enti finanziatori. Se la situazione resta così, dopo la riduzione del contributo da parte della Regione, non possiamo fare fronte a una spesa di circa un milione solo per gli stipendi».
E quello dei finanziamenti non è l’unico problema per l’istituto musicale teramano, che è ancora alla ricerca di una nuova sede dopo che lo storico edificio di piazza Verdi è stato dichiarato parzialmente inagibile. Il rettore Luciano D’Amico, che è anche presidente uscente del Braga, ha deciso di ospitarlo nella sede dell’università, ma questa soluzione sarebbe solo provvisoria. Anche la Provincia, a fronte del ritiro del contributo, ha offerto come sede uno degli edifici di sua proprietà e a tale proposito ieri c’è stato un incontro tra il comitato di sostegno al Braga e il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino. Tra le possibili soluzioni è stata individuata la possibilità di sistemare il Braga in una parte dell’istituto per geometri alla Cona, ma anche questa ipotesi dovrà essere valutata con molta attenzione.
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