Brittoli e Silvi, due precedenti drammatici

In entrambi i casi i figli sarebbero intervenuti per salvare le mamme dalle violenze dei coniugi
TERAMO. Figli che difendono i familiari dalle violenze dei padri. In Abruzzo la cronaca lascia il segno. A Brittoli, nel Pescarese, appena qualche giorno fa; a Silvi quasi un anno fa.
A Brittoli Cesidio Cocco 74 anni, è stato ucciso dal figlio Massimo, 47 anni, intervenuto in casa dei genitori per interrompere la violenta aggressione alla madre da parte del padre. L’uomo è morto per un trauma cranico emorragico dopo aver ricevuto un colpo sulla testa con una sedia dal figlio che voleva salvare la madre. Si è intromesso tra i due ma è stato a sua volta picchiato dal padre, come dimostrano i segni sulle mani del 74enne, per cui gli ha sferrato un colpo tirandogli la sedia in testa. L’uomo si sarebbe scatenato nei confronti della moglie durante una discussione scoppiata per questioni economiche. I due non vivevano nello stesso appartamento ma su due piani diversi ed erano separati. La donna, tra l'altro, lo aveva denunciato per i maltrattamenti subiti. Il figlio è indagato per omicidio aggravato dal rapporto di parentela.
Il 14 settembre a Teramo inizierà il processo per Giuseppe Di Martino, il 46enne architetto di Silvi indagato per aver ucciso il 75enne papà Giovanni al termine di una violenta lite scoppiata dell’anno scorso nella loro casa di Silvi. La tragedia si era consumata la notte tra il 13 e il 14 giugno del 2019 nella cucina dell’abitazione di via Dante Alighieri a Silvi dove la vittima viveva con la moglie e il figlio, rientrato da un anno dal Brasile. Secondo la versione fornita all'epoca dal 46enne e dalla madre, e sempre confermata da questi ultimi, l’anziano sarebbe morto in seguito a una caduta accidentale al termine di una violenta lite, scaturita dalla decisione della donna di voler andare via di casa. Alterco in cui Giuseppe Di Martino sarebbe intervenuto per difendere la madre. Una versione alla quale non crede la Procura, che contesta l’accusa di omicidio volontario aggravato. Per investigatori e inquirenti la lite avrebbe riguardato solo padre e figlio: quest’ultimo avrebbe afferrato il papà al collo e gli avrebbe sbattuto la testa contro un tavolino. (d.p.)
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