Bromuro nell’acqua dello Splendore

3 Settembre 2018

Giulianova, nuove analisi sull’inquinamento della fonte benedetta. Sotto accusa il vecchio ospedale

GIULIANOVA. Traballa la speranza che l’acqua possa tornare a sgorgare dalle fontanelle del santuario della Madonna dello Splendore. Pare infatti siano state trovate tracce di bromuro. Ad affermarlo è padre Simone Calvarese, priore e guardiano del convento dei cappuccini che sovrintendono a tutte le attività del santuario.
L’erogazione dell’acqua è stata interrotta da circa due anni incidendo in modo significativo sulla presenza di fedeli e pellegrini in uno dei luoghi di preghiera punto di riferimento di tutto il Centro-Sud. Ogni anno in migliaia visitano il luogo del miracolo di Bertolino che la tradizione fa risalire al 1577. La sorgente della fonte è situata sotto l’altare, nel punto in cui il contadino assistette all’apparizione mariana. E molti pellegrini andavano al santuario proprio per bere l’acqua benedetta.
Alcuni secoli dopo il miracolo, a ridosso del convento, fu realizzato il vecchio ospedale al termine di viale dello Splendore (di proprietà della Regione, da decenni chiuso). E pare che proprio la presenza della struttura sanitaria abbia a che fare con l’inquinamento della fonte. Dalle ultime analisi sarebbe venuta fuori la presenza di bromuro nell’acqua. Tale elemento è stato utilizzato come sedativo e per altri impieghi tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 nei presidi ospedalieri. Da qui il fondato dubbio che l’inquinamento possa collegarsi alla vecchia attività cessata in quel punto alla fine del 1960. Le altre cariche batteriche sono state eliminate con l’ozono, che però non riesce a combattere le tracce di bromuro.
Padre Simone confida nella risoluzione del problema: «L’erogazione dell’acqua non potrà essere ripristinata fino a quando tutto non tornerà a posto. Entro la settimana avremo il responso dell’ennesimo esame di laboratorio. A quel punto sarà la Asl a dirci se la chiusura sarà definitiva o se si potrà sperare in una rapida riapertura della fonte».
Alfonso Aloisi
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