Brucchi: due cordate per il Grande Italia

Per il sindaco ci sono imprenditori disposti a intervenire, ma il curatore Saccomandi dice: «Non mi sono arrivate offerte»
TERAMO. Il “Grande Italia” può rinascere dalle sue ceneri. Ne è convinto il sindaco Maurizio Brucchi secondo il quale ci sarebbero già due cordate di imprenditori pronte a rilevare lo storico Caffè di piazza Martiri finito in fallimento. Le saracinesche sono state appena calate sulle vetrine che affacciano verso il porticato e già sarebbe emerso un rinnovato interesse da parte di alcuni operatori del settore a far ripartire l'attività.
Questo però non risulta al curatore fallimentare Sergio Saccomandi, il quale ha fatto sapare di non avere ancora ricevuto manifestazioni di interesse per riaprire i due bar “Grande Italia”, quello di piazza Martiri e quello di via Badia, che fanno parte della società dichiarata fallita dal giudice delegato Giovanni Cirillo.
«Non ho riscontri in questi termini», ha dichiarato Saccomandi, «né che si possa ripartire né che si vada alla chiusura definitiva. Quello che posso dire al momento è che cercheremo di fare il possibile perché c’è una realtà importante, come quella del Grande Italia, da mantenere e c’è in gioco il posto di lavoro di trenta dipendenti. Cercheremo di invogliare qualche imprenditore ad intervenire».
Gli interessamenti di cui parla il sindaco, dunque, sarebbero per il momento solo ufficiosi. «Il destino del caffè Grande Italia, per quanto storico, non rientra nelle competenze dell’amministrazione comunale», tiene a precisare Brucchi, «ma qualcosa di concreto c’è e fa piacere che si registri comunque un fermento positivo».
Il sindaco spiega di aver «potuto verificare l’interesse di almeno un paio di cordate di imprenditori», e questo secondo lui è un segnale positivo, che fa ben sperare per la riapertura in tempi brevi dell’attività. Resta, però, il dispiacere per il fallimento della gestione, ripartita, dopo anni abbandono, su impulso anche dell’amministrazione guidata dall’allora sindaco Gianni Chiodi e di cui Brucchi faceva parte come assessore. «Fin a quel momento c’erano le tavole contro la porta d’ingresso», ricorda il primo cittadino, «e da lì uscivano i topi». Il sindaco sottolinea la «grande attività politica e di relazioni», che fu messa in campo da Chiodi e dall’amministrazione comunale di quel periodo per far tornare in vita il “Grande Italia”.
Per rendere l'attività funzionale ed economicamente sostenibile la giunta autorizzò l’installazione del dehors che ha continuato a scatenare polemiche e malumori fino a poco tempo fa. «Se n’è discusso molto e bisognerà valutare fino a quando potrà restare montata», osserva in proposito il primo cittadino, «ma è stata una struttura utile che ha ospitato tante iniziative». Il dehors ha resistito anche al famigerato regolamento con cui sono state fissate regole rigidissime per l’occupazione di spazi all’aperto da parte di bar e pub. Piazza Martiri, infatti, rientra tutt’ora in quel particolare ambito per il quale l’amministrazione avrebbe dovuto studiare un regime diverso rispetto al resto del centro storico, ma che ancora non è stato messo a punto.
Il problema, però, adesso è un altro: il “Grande Italia” ha chiuso i battenti e il dehors in piazza Martiri rischia di finire all’asta se non interverranno imprenditori disposti ad investire. Il fallimento della società è stato innescato dalle disavventure finanziarie di uno dei soci, l’immobiliarista Antonio Zuccarini, che si era notevolmente esposto nei confronti della Tercas. Gli altri soci erano Rosa Famiglietti e il ristoratore Tonino Di Gianvito, che si chiamò fuori poco dopo la costituzione della società.
Gennaro Della Monica
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