Brucchi: fanno a gara per farmi cadere

10 Ottobre 2016

Nei giorni di nuove fibrillazioni interne alla maggioranza, il sindaco: «Ci sono stati degli errori, ma io non mi dimetto»

TERAMO. Il momento dei saluti non è ancora arrivato. Nonostante le fibrillazioni interne alla maggioranza, che puntuali sono ripartite dopo la tregua estiva e lo vorrebbero ormai prossimo a una prematura uscita di scena, il sindaco Maurizio Brucchi si sente ancora saldamente in sella. Dal suo ufficio di piazza Orsini conferma l'intenzione di non farsi da parte e lancia un monito a chi, tra i suoi alleati, continua a fare «un gioco pericoloso».

Sindaco, è arrivato al capolinea?

«No, non mi sento assolutamente a fine corsa».

Perché? I segnali non sembrano incoraggianti per lei.

«Ho preso un impegno con i cittadini teramani. Il 50% di loro mi ha detto di amministrare per altri cinque anni e voglio portare il mandato alla scadenza naturale».

Eppure pezzi della sua maggioranza la pensano in modo diverso.

«C'è un nucleo solido della coalizione che continua a lavorare, non ritengo esistano i presupposti amministrativi per ritenere conclusa quest'esperienza. Di sicuro c'è però una questione politica, cittadina e non solo, da risolvere».

A cosa si riferisce?

«Alla spiacevole sensazione che sia in corso una gara a chi fa cadere per primo quest'amministrazione, come se fosse un merito. In questo scorcio del mio secondo mandato abbiamo assistito a tutta una serie di attività politiche concretizzate in diversi documenti che forse miravano a rilanciare la posizione di qualcuno più che consolidare l'azione amministrativa. Abbiamo perso tempo a tamponare le falle politiche che si sono aperte anziché preoccuparci di far risaltare il lavoro fatto nell'unico interesse che un amministratore dovrebbe avere: la soluzione dei problemi della città».

Proprio per questo l'opposizione, primo fra tutti il Pd, vi accusa di badare più al potere che al bene comune.

«Non accetto l'idea che dobbiamo andare a casa perché abbiamo amministrato male, è un cavallo di Troia che non sta in piedi. Se il parametro è il numero di consigli e commissioni, stiamo andando benissimo: ne facciamo uno o due al mese, solo a settembre non ci sono state convocazioni ma è normale. Il giudizio, però, si dà guardando ai risultati e a Teramo è stato risolto il problema della viabilità, abbiamo garantito il trasporto scolastico e l'assistenza agli studenti disabili. Pur in una difficoltà di bilancio pazzesca siamo uno dei pochi Comuni che cucina ancora nelle scuole senza aver aumentato le tariffe, abbiamo ridotto la tassazione sulla Tari e avviato un contenimento della spesa che nessun altro ha fatto».

Tutto bene, dunque?

«Non va tutto bene, ci mancherebbe. Ci sono cose da migliorare, come le manutenzioni stradali su cui siamo in ritardo perché non abbiamo più introiti dalla Bucalossi e non si possono contrarre nuovi mutui. Poi sono stati commessi anche degli errori, ma questi non sono tali da determinare che l'amministrazione vada a casa».

Dal 13 dicembre, quando scadrà la metà del suo secondo mandato, potrebbero sfiduciarla impedendole di ricandidarsi a sindaco: ci ha pensato?

«Non fa bene parlare di bombe a orologeria. E' una visione miope, di chi fa calcoli aritmetici anziché pensare all'interesse pubblico. Io lavoro dalla mattina alla sera con l'unico obiettivo di risolvere i problemi della città. Non ho tempo di occuparmi di beghe politiche che probabilmente dovrei seguire di più se pensassi a consolidare la mia posizione personale. Far cadere l'amministrazione, tra l'altro, significherebbe compromettere progetti importanti come l'housing sociale, l'arretramento della stazione e la riqualificazione dell'area del vecchio stadio».

Va bene, ma ha mai pensato alle dimissioni pur di non rimanere sotto il ricatto di chi potrebbe toglierle la fiducia da un giorno all'altro?

«Non temo ricatti. Ho sempre detto che un lavoro ce l'ho e non sono ancorato alla poltrona, ma non tolgo le castagne dal fuoco a nessuno».

Quindi?

«Non mi dimetterò, ma sono pronto ad andare in consiglio comunale e lì ognuno si assumerà le proprie responsabilità non nei miei confronti ma verso la città. Se arriverà il commissario, taglierà i servizi garantiti finora e in Comune mancherà, nel bene e nel male, un riferimento politico. Questo peserà sulle spalle di chi farà la scelta».

Il rischio, però, c'è: non se ne accorge?

«Si sta facendo un gioco pericoloso che non porterà risultati positivi alla coalizione. L'unico risultato possibile, se si arriverà alle estreme conseguenze, sarà di regalare la città al centrosinistra o di lasciarla in balìa di spinte antipolitiche. Se è ciò che si vuole, si prosegua su questa strada».

Ma chi sta facendo questo gioco?

«Questo non sfugge a chi ha seguito le cronache non solo degli ultimi giorni».

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