Brucchi: il fallimento del Cirsu? Un’opportunità per la provincia

14 Settembre 2015

«Ora possiamo azzerare tutto e ripartire creando il gestore unico che è l’obiettivo della Regione Basta con i campanilismi, i sindaci pensino che unendo le forze faranno risparmiare i cittadini»

TERAMO. Non per tutti è una brutta notizia la dichiarazione di fallimento del Cirsu, il consorzio rifiuti che unisce sei comuni teramani (Giulianova, Roseto, Mosciano, Notaresco, Bellante e Morro d’Oro) e che grazie ai suoi impianti, attuali e futuri (leggi: nuova mega discarica da realizzare), ha una posizione preminente in provincia nella gestione degli scarti urbani. Il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi, ad esempio, vede quel fallimento come un’opportunità. E spiega al Centro perché.

«Parto», attacca Brucchi, «dalla riunione fatta a Giulianova qualche mese fa nella quale io e Francesco Mastromauro iniziammo un discorso sul gestore unico dei rifiuti, un obiettivo a cui prima o poi dovremo arrivare perché lo dice una legge regionale che adesso magari è impantanata in diatribe politiche interne al centrosinistra ma dovrà andare avanti. Vedremo cosa farà il nuovo assessore regionale all’ambiente, ma quello appena sostituito (Mario Mazzocca, ndr) voleva portarla avanti con determinazione. Non a caso come Comune nella nostra gara ci siamo tutelati, e abbiamo previsto che determinati servizi possano andare a finire nel gestore unico. Quella è la strada», sottolinea Brucchi, «e nessuno può pensare di continuare a coltivare il proprio orticello come qualcuno della Val Vibrata, che fa orecchie da mercante».

Prima di arrivare al dunque sul Cirsu, il primo cittadino teramano tiene a sottolineare che «noi siamo tra i pochi Comuni capoluogo in Italia che per due anni consecutivi hanno ridotto la Tari. Lo dice un’indagine di Federconsumatori (vedi articolo sotto, ndr). È vero che dal 2010 c’è stato un aumento del 19%, è accaduto perché il sistema di raccolta costa di più, ma dopo che l'abbiamo consolidato abbiamo iniziato un percorso positivo di discesa della tariffa e con la gara che sta per essere espletata porteremo il costo al di sotto del dato di partenza del 2010, scenderemo a 9 milioni di euro rispetto ai 13 di quando siamo partiti. Inoltre faccio notare che siamo tra i pochi capoluoghi italiani sopra il 60 per cento di differenziata. Quello che dobbiamo interrompere è il turismo dei rifiuti: noi adesso scarichiamo al 50% al Cirsu e al 50% a Chieti da Di Zio, questo deve finire».

Ed eccoci al fallimento del consorzio con sede a Giulianova. «Non è una cosa bella e mi dispiace», premette Brucchi, «ma lì qualcuno in passato ha sbagliato e non si può continuare senza pagare quegli errori. Adesso vediamo che succede, cosa fanno i curatori fallimentari, ma questa è una grande opportunità che si crea: noi sindaci azzeriamo, facciamo l'anno zero dei rifiuti in provincia di Teramo, ci mettiamo a un tavolo e ripartiamo. L'autonomia del territorio nel campo della gestione dei rifiuti passa per forza attraverso l'impianto del Cirsu, dunque cerchiamo di essere precursori rispetto alla Regione e facciamo il gestore unico. Aspetto le decisioni dei curatori», conclude Brucchi, «poi chiederò un incontro a loro e poi convocherò tutti i sindaci e la Provincia. Il tutto con un unico fine: far risparmiare i cittadini. Se invece ci rinchiudiamo nei campanilismi, allora non si va da nessuna parte».

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