Brucchi: «Il marchio Tercas non deve scomparire»

TERAMO. Il rischio di sparizione del marchio Tercas mette in allarme il sindaco Maurizio Brucchi. A sottolineare la possibilità che dal 2015 non resti più neppure il nome del gruppo bancario teramano...
TERAMO. Il rischio di sparizione del marchio Tercas mette in allarme il sindaco Maurizio Brucchi. A sottolineare la possibilità che dal 2015 non resti più neppure il nome del gruppo bancario teramano acquisito dalla Popolare di Bari è stato nei giorni scorsi “Milano Finanza”. «Il marchio è l’unica cosa che resta della banca teramana e che la lega al territorio», sottolinea il primo cittadino, «cancellarlo sarebbe un ulteriore danno all’immagine e alla riconoscibilità dell’istituto».
Il sindaco si dice consapevole del fatto che «non è il nome a dare la dimensione della territorialità» del gruppo bancario passato sotto il controllo della Popolare di Bari. «Servono investimenti e servizi», spiega, «ma anche il marchio è funzionale e resta comunque un punto di riferimento per la clientela». Per questo Brucchi invita la nuova proprietà della Tercas a conservare il nome della banca. «Non è un diktat, non lo può essere», tiene a precisare, «ma un auspicio che formulerò anche di persona ai vertici della Popolare di Bari”. Il sindaco è intenzionato a incontrare la nuova proprietà della Tercas prima del 30 settembre, data nella quale si terrà l’assemblea che designerà il nuovo consiglio di amministrazione dell’istituto teramano. «La conservazione del marchio va nell’interesse di tutti, anche della banca capofila», tiene a precisare Brucchi, «ma le questioni vanno analizzate con grande serenità e rispetto dei ruoli». Secondo il sindaco, la Tercas deve e può ancora avere un ruolo nel territorio a prescindere da quale sia la proprietà e dall’ingresso nella nuova società della fondazione guidata da Mario Nuzzo. «Nell’incontro con i vertici della Popolare di Bari capirò cosa intendono fare», spiega Brucchi, «anche per quanto riguarda la tutela dei posti di lavoro». Anche questo, a detta del primo cittadino, è «uno degli ultimi presidi», da proteggere per evitare ulteriori traumi, dopo quelli già subìti dai vecchi azionisti che hanno visto andare in fumo i loro investimenti». (g.d.m.)
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