Brucchi: la mia caduta? Un piano architettato da Gatti e Chiodi

L’ex sindaco spara a zero: «Operazione concepita a tavolino per scopi elettorali, volevano avere campo libero per candidarsi al Parlamento. E hanno ignorato i tentativi di mediazione del partito»
TERAMO. «È stata un'operazione pianificata a tavolino per scopi elettorali». L'ex sindaco Maurizio Brucchi spiega così i motivi della sua caduta. Dopo aver dato dei «traditori» ai consiglieri di "Futuro in", il gruppo di maggioranza relativa in Comune, che hanno firmato le dimissioni insieme all'opposizione e agli ex alleati di "Al centro per Teramo", determinando la fine anticipata sua e dell'amministrazione, l'ex primo cittadino torna alla carica e individua due mandati per la congiura di cui è rimasto vittima: Paolo Gatti e Gianni Chiodi. Sarebbero stati loro a ordire il piano che l'ha costretto ad abbandonare in anticipo il suo incarico.
La «prova provata» dell'agguato, a detta di Brucchi, è nella nota che un paio di giorni fa è stata firmata da gran parte dei componenti del coordinamento provinciale di Forza Italia. «Fanno riferimento a Gatti», evidenzia l'ex sindaco, «e difendendo la scelta dei consiglieri dimissionari, condivisa da Chiodi, hanno voluto screditare il coordinatore teramano Vincent Fanini e quello regionale Nazario Pagano». I due dirigenti, infatti, si erano schierati al fianco di Brucchi usando anche espressioni forti contro le dimissioni in blocco per far cadere l'amministrazione. Gatti e Chiodi, insomma, avrebbero agito contro l'orientamento del loro stesso partito. «Lo hanno spaccato proprio mentre a livello nazionale è in corso un tentativo di ricompattarsi in vista delle prossime elezioni», tiene a precisare l'ex primo cittadino, «ed è stato chiesto ai sindaci di non dimettersi, rinunciando a eventuali candidature personali, per tenere il contatto con il territorio».
A nulla sono valsi i tentativi, portati anche sui tavoli romani, per far rientrare la crisi a Teramo. «Pagano si è speso moltissimo per evitare la caduta dell'amministrazione», tiene a precisare Brucchi, «ha promosso una mediazione con Gatti che è stato anche convocato a un incontro a Roma ma non si è presentato». Nessun aiuto sarebbe arrivato neppure da Gaetano Quagliariello, fondatore del movimento Idea a cui aderiscono Chiodi e Mauro Di Dalmazio che avrebbe dovuto frenare i suoi due consiglieri di "Al centro per Teramo". «Non ha mai risposto alle tante sollecitazioni che gli sono state rivolte», insiste Brucchi, «per evitare quello che poi è successo». Brucchi non ha dubbi. «La strada è stata quella di farmi fuori e di screditare il partito», osserva, «probabilmente per liberarsi il campo in funzione delle candidature parlamentari». Non ci sarebbe stato alcun intento nobile nell'affossamento dell'amministrazione, dunque, a differenza di quanto sostenuto dai membri del coordinamento provinciale di Forza Italia solidali con Gatti e Chiodi. «Tutto questo non ha nulla a che vedere con gli interessi della città e con il suo bene», conclude l'ex sindaco, «ma nasce solo da ambizioni personali».
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