Brucchi: quelle due scuole le chiudiamo per sempre

6 Novembre 2016

«Questo sisma c’impone di cambiare, inutile spendere soldi se non si ottiene il massimo della sicurezza. Meglio un nuovo polo tra Molinari e San Berardo»

TERAMO. «Il sisma c'impone un cambio di strategia, a cominciare dalla gestione del patrimonio scolastico». A poche ore dalla chiusura di due delle più antiche scuole cittadine, la materna ed elementare San Giuseppe e la media Savini, dove sono cresciute intere generazioni di teramani, il sindaco Maurizio Brucchi racconta com'è approdato a questa scelta.

I controlli da parte dei tecnici della Direzione centrale della Protezione civile, che hanno classificato i due immobili in pieno centro storico come di categoria C, dunque parzialmente inagibili, fanno ritenere scontato il provvedimento adottato ieri mattina. In realtà non è così.

«Avremmo anche potuto adempiere alle prescrizioni che ci sono state dettate al termine dei sopralluoghi», osserva il primo cittadino, «fare i lavori necessari e riaprire entrambi i plessi». Brucchi spiega che la chiusura e il relativo trasferimento dei 921 studenti, che dalle due scuole nei prossimi giorni saranno sistemati nell'ex media Molinari e nel complesso scolastico della D'Alessandro, che ha già al suo interno una materna operativa, è stata una sua decisione. «Non emotiva, perché chi amministra una città non può abbandonarsi all'emotività che pure c'è», precisa, «ma strategica».

A dettare il cambio di passo è stato proprio l'ultimo violento sciame sismico che, a differenza dei precedenti, in città ha lasciato ferite evidenti. «Non possiamo più andare avanti con interventi su tutto il patrimonio edilizio esistente», sottolinea, «ma dobbiamo puntare sulla creazione di poli scolatici e sul consolidamento delle strutture che danno maggiori garanzie e già sappiamo quali sono». Una strategia che comporterà il necessario ridimensionamento del numero delle scuole, rispetto alle trentuno attualmente di competenza del Comune, e la riscrittura della mappa dei servizi didattici attivi sul territorio. Il nuovo approccio, necessitato dal sisma, è iniziato ieri con la scelta di chiudere i due edifici scolastici storici nel cuore della città.

«Dopo le prime verifiche fatte dai tecnici comunali è stata stilata una graduatoria delle priorità da approfondire», fa rilevare Brucchi, «e la Savini e la San Giuseppe erano al primo posto». Non caso, insomma, gli accertamenti da parte degli esperti della Protezione civile nazionale, che Brucchi sottolinea di aver richiesto con insistenza nei giorni successivi alla violenta scossa di domenica, sono partiti proprio da quelle due strutture.

«Ci aspettavamo un responso di questo tipo», osserva il primo cittadino, «e acquisito il risultato delle verifiche abbiamo rivisto la strategia: se dobbiamo spendere soldi per strutture che pur migliorando non avranno arriveranno a un grado massimo di sicurezza, meglio investire su qualcosa di nuovo».

La chiusura della San Giuseppe e della Savini, dunque, è più un addio che un arrivederci. «Ormai hanno esaurito il loro ruolo», conferma Brucchi, «tra la Molinari e la vicina San Berardo, invece, può nascere un primo polo scolastico naturale». Il sindaco tiene a ringraziare tutte le forze in campo, a cominciare dai vigili del fuoco e dalla Protezione civile, impegnate nelle verifiche strutturali. Il lavoro è appena all'inizio: gli approfondimenti finora hanno riguardato sette edifici scolastici e nei prossimi giorni potrebbero emergere altre inagibilità.

«Useremo lo stesso metro anche per altre scuole, soprattutto per quelle di piccole dimensioni», conclude Brucchi, «che non dovessero dare le garanzie che ci aspettiamo». (g.d.m.)

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