Brucchi “scagiona” Rosci «Oggi non lo denuncerei»

15 Aprile 2015

Testimonianza nel processo al leader degli antifascisti accusato di stalking contro il sindaco. «Ma non posso ritirare la querela: non l’ho mai presentata»

TERAMO. «Oggi vedo la cosa con occhi diversi. Oggi non ci sarebbero più i presupposti per procedere, ma la querela non la posso ritirare perché non l’ho mai presentata: il procedimento è stato avviato d’ufficio».

Ha stemperato parecchio i toni il sindaco Maurizio Brucchi, chiamato ieri a testimoniare nel processo che vede il leder di Azione antifascista Davide Rosci e altre persone imputate di interruzione di pubblicoservizio e di stalking nei confronti dello stesso primo cittadino. Che secondo la procura fu oggetto di intimidazioni e minacce da parte di gruppi di ultras del Teramo –tra cui lo stesso Rosci – che contestavano il progetto, (poi abbandonato) di demolire il vecchio stadio Comune per fare posto al nuovo teatro, distruggendo così un luogo-simbolo, caro alla tifoseria organizzata. All’epoca c’era una clima moto acceso di contestazione contro il Comune, un clima che Brucchi ha rievocato citando alcuni episodi. Tra questi le contestazioni in alcuni consigli comunali, che venero interrotti, ma anche degli “incontri ravvicinati” poco piacevoli con Rosci e altri esponenti della tifoseria e degli ambienti “antifà”. In un’occasione Rosci e un altro imputato lo affrontarono per strada dicendogli: “Ladro, rubi lo stipendio, mettiti in aspettativa”. «Fu un diverbio», ha detto il sindaco in aula, «che si inseriva in un clima particolare che c’era all’epoca, un clima di contestazione contro l’amministrazione comunale per la questione dello stadio. In una seduta del consiglio comunale alcune persone (ma Brucchi ha specificato di non ricordare chi fossero, ndr) indossavano una maglietta in cui era raffigurata la mia testa tagliata, un’immagine che poi venne esibita in molte altre occasioni».

Ma l’episodio che più lo colpì negativamente fu quando ebbe un diverbio (ma in quel caso Rosci non c’era) con alcuni contestatori mentre era in compagnia del figlio. Nello stesso periodo a Rosci venne notificato il provvedimento di divieto di avvicinarsi a meno di 50 metri dal sindaco, mentre a Brucchi fu imposta, per un breve periodo, una scorta.

«Io non sono una persona ansiosa», ha detto tra l’altro Brucchi rispondendo al pubblico ministero Monica Speca, «e quel clima di contestazione non mi creò particolare preoccupazione se non quando fu in qualche modo coinvolta la mia famiglia». «In questo periodo però», ha poi aggiunto rispondendo in questo caso ai difensori degli imputati, gli avvocati Anna Candelori, Gennaro Lettieri e Filippo Torretta, «ci sono aggressioni alle istituzioni più gravi di quelle di cui ci stiamo occupando». Terminata la testimonianza del sindaco, il giudice Antonio Converti ha aggiornato il processo al prossimo 1° luglio.

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