Brucchi: vado in consiglio a cercare l’intesa sui temi

Il sindaco non ha più i numeri ma prova a prendere in contropiede i dissidenti «Io parlo di cose da fare, se mi mandano a casa ne risponderanno alla città»
TERAMO. Il sindaco Maurizio Brucchi dopo aver perso la maggioranza non solo non si dimette, ma prova a prendere tutti in contropiede: intende portare presto in consiglio comunale alcuni grandi temi amministrativi e stanare così davanti alla città chi dice a parole di essere contro il commissariamento del Comune, ma di fatto agisce per favorirlo.
«Prendo atto che non ho più la maggioranza», dichiara Brucchi al Centro, «ma anche che non più di 15 giorni fa in consiglio comunale ci sono stati 20 consiglieri su 21 che hanno detto che non vogliono il commissario. Da allora non è cambiato niente sul fatto che Teramo continua ad aver bisogno di un’amministrazione, da allora è stato fatto un esecutivo che non piace a due persone; ma, se quei presupposti generali non sono cambiati, bisogna continuare a ragionare sui temi del documento programmatico firmato da tutti e su questi ritrovare una maggioranza che pensi veramente a Teramo. “Io penso a Teramo, gli altri non lo so”. Questa mia frase la faccio diventare un hashtag».
Di qui l’idea di tornare presto in consiglio comunale. «Io non mi voglio nascondere. Sui grandi temi cittadini chiedo un confronto in aula, sempre se mi sarà permesso visto che il pallino in mano ora ce l’hanno altri. Per me cambia poco se vanno dal notaio a dimettersi o mi sfiduciano in consiglio, ma certo la prima soluzione mi pare una pugnalata alle spalle mentre nella seconda si dibatte davanti alla città e si dà al sottoscritto la possibilità di replicare. Se mi si deve mandare a casa spero si scelga la strada della democrazia, altrimenti gente come Falasca che ha sempre esaltato il ruolo del consiglio verrebbe meno a un suo credo».
Brucchi nega di aver beffato i dissidenti con la giunta a otto. «Nessuno si deve sentire preso in giro o tradito da quello che ho fatto, è stato l’esito di giorni e giorni di incontri e discussioni e ho ritenuto che quella fosse la soluzione migliore per mantenere gli equilibri. Tutte le scelte sono opinabili e criticabili ma mai e poi mai c’è stata la volontà di prendere in giro o sfidare qualcuno. Di sicuro, non può esserci differenza tra sette o otto assessori se l’obiettivo è non far venire il commissario».
Quanto all’accusa che gli viene rivolta da più parti, e cioè di essere in mano a Gatti e Tancredi, il sindaco controbatte: «Sfatiamo anche questo mito. Io non ho padrini politici, per quello che ho non devo dire grazie a nessuno. E ragiono con la mia testa. Forse ho il difetto di ascoltare tutti, ma un sindaco deve ascoltare. A Gatti ho tolto Di Stefano, uno degli assessori più affezionati, a Tancredi il fratello. Questa storia mi offende».
Brucchi, nonostante la stanchezza di tre anni di guerriglia interna, dice che «buttare all’aria per questioni non politiche, ma di rapporti umani deteriorati, il lavoro duro di anni che ha fruttato risultati per la città mi dispiacerebbe. Per questo non mi dimetto. E non agito spauracchi né faccio ricatti, ma la gente deve sapere cosa significa un commissario in una città per di più terremotata. Chi mi sfiducia ne risponderà ai cittadini. A Tortoreto, di quelli che hanno mandato a casa la Richi, non è stato rieletto nessuno...».(d.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

