Buoni pasto, nuovo giallo sull’ammanco

Tortoreto, uno dei due commercianti indagati: «E’ il Comune che mi deve almeno 1400 euro, ho le prove degli errori»
TORTORETO. Nuovo giallo sull’ammanco dei buoni pasto a Tortoreto: uno dei due rivenditori afferma di essere addirittura in credito con il Comune, dopo essere stato denunciato e indagato per peculato, il caso mediatico e la “fuga” da Tortoreto per l’onta. «Emiliano Guercioni non solo non è in debito con l’ente, ma deve avere indietro almeno 1400 euro»: a dirlo è l’avvocato Andrea Quaglietti, difensore di uno dei due esercenti tortoretani finiti nel ciclone nel dicembre scorso, quando l’esito di controlli degli uffici sugli incassi dai buoni pasto ha convinto il sindaco Domenico Piccioni a modificare improvvisamente la modalità di vendita dei biglietti, a presentare denuncia ai carabinieri e ad informare il consiglio comunale di un buco nelle casse dell’ente per quasi 160mila euro cresciuto tra il 2012 ed il 2017.
La denuncia dei mancati versamenti dei due rivenditori ha spinto la Procura ad avviare un’inchiesta e la commissione consiliare di vigilanza ad avviare azione analoga, ascoltando anche i dipendenti comunali. A Guercioni, nel dettaglio, il Comune ha addebitato mancanze per 40mila euro. Negli ultimi giorni, però, mentre l’indagine fa il suo corso nella segretezza, lo scenario a Tortoreto sembra essere cambiato totalmente, come testimonia un nuovo scambio di comunicazioni tra funzionari comunali ed esercente in cui si parla apertamente di errori. Il più macroscopico sarebbe quello dovuto a due fatture pagate da Guercioni con un bonifico versato erroneamente nel capitolo riservato alla Tia, rimanendo “nascosto” e non rendicontato tra gli incassi provenienti dai buoni pasto. Anche un’altra fattura pagata da Guercioni sarebbe stata oggetto di piccoli equivoci nel rapporto tra ente e rivenditore. Poi ci sarebbe il fatto che una parte del dovuto dai rivenditori veniva compensato con quanto invece dovuto dal Comune per i libri di testo.
Per l’esercente ed il suo legale, quindi, le somme versate al Comune sarebbero addirittura maggiori rispetto a quelle dovute, per almeno 1400 euro: da questo, la decisione di chiedere indietro la cifra. «E non è tutto, perché Guercioni deve ricevere dall’ente anche il compenso che gli spetta per il servizio effettuato per l’ente», aggiunge Quaglietti, «il compenso non è però stato ancora quantificato e sarà stabilito in contraddittorio. Mentre rappresenta una certezza il fatto che Guercioni non deve nulla al Comune». Avvocato ed esercente attendono l’esito del’inchiesta aperta dalla Procura prima di parlare pubblicamente di una possibile richiesta di risarcimento al Comune per danni economici e all’immagine. Le polemiche, invece, sono pronte a scoppiare: nei giorni scorsi alcune forze politiche avevano lamentato «conti fuori controllo» nell’ente.
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