Caccia al molestatore del centro storico

3 Giugno 2018

Due casi in 15 giorni di aggressioni sessuali a donne in ore notturne, i carabinieri li ritengono imputabili allo stesso uomo

TERAMO. E’ caccia al molestatore seriale che batte la zona fra l’ex manicomio e la scuola Noè Lucidi.
Sono due le violenze avvenute in quella ristretta porzione di centro storico. L’ultima è avvenuta giovedì, intorno alla mezzanotte. Un uomo si è parato davanti a una donna di 35 anni, che stava tornando a casa a piedi, con i pantaloni abbassati e la maglietta tirata su fino a coprire parte del viso. L’uomo, che le ha chiesto una prestazione sessuale, è fuggito alle urla della giovane, dileguandosi nelle stradine buie vicine a via dei Mille.
La donna ha sporto denuncia alla compagnia dei carabinieri, così come quella protagonista del precedente episodio di violenza. In quel caso, il 19 maggio, era una 45enne che stava tornando a casa a piedi, sempre intorno alla mezzanotte. La donna sentiva dei passi dietro di lei, ma non aveva dato troppo peso alla cosa, fino a quando un uomo alle spalle le ha coperto con una mano gli occhi e con l’altra le ha toccato il seno, in via del Baluardo, vicino alla Fratellanza Artigiana. Contemporaneamente ha tentato di spostarla in una stradina ancora più buia, cercando anche di baciarla. La donna si è difesa, spingendo con forza l’uomo lontano da sè e gridandogli contro. L’uomo è dunque fuggito dicendole: «Volevo solo darti un bacio».
Anche in questo caso la donna ha sporto denuncia ai carabinieri, che ritengono probabile che i due casi siano imputabili allo stesso uomo, sebbene nel caso più recente ci sia stato un elemento di esibizionismo che nel primo non c’è stato. Gli uomini dell’Arma ritengono di avere elementi sufficienti per arrivare a breve a identificare il molestatore notturno. Di sicuro c’è che non è un anziano e non è un uomo di colore, anzi le indagini si stanno dirigendo verso qualcuno dell’area teramana.
Sebbene entrambe le donne non l’abbiano visto bene in volto, a causa del buio e in un caso della maglietta tirata sul viso, ci sono elementi inequivocabili. Uno è la lingua in cui sono state pronunciate le frasi all’indirizzo delle due donne. Un aiuto, inoltre, è fornito dalle telecamere, sebbene in entrambi i luoghi delle aggressioni non ce ne siano. Ma nei paraggi si. Pare inoltre che ci sia anche una testimonianza ritenuta attendibile. La speranza è che si faccia presto, visto che i due episodi hanno causato parecchi timori in un città ritenuta tranquilla, almeno sotto questo punto di vista. (a.f.)
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