Caduti almeno 700 alberi perché nessuno li cura

L’agronoma Cipriani spiega come mai in tre giorni sono crollate tante piante «Bisogna potarle in maniera adeguata. A rischio i sempreverdi: cipressi e pini»
TERAMO. Sono almeno 700 gli alberi caduti in tutta la provincia di Teramo negli ultimi due giorni a causa della neve pesante e del forte vento. Alberi che hanno nel migliore dei casi interrotto la circolazione sulle strade, ma che hanno anche distrutto tetti e auto. Per fortuna risparmiando gli esseri umani.
Al di là della furia degli elementi, c’è una spiegazione a tutto questo. «Gli eventi meteorologici di una certa entità possono provocare disagi di questo tipo», spiega Marcella Cipriani, consigliere nazionale dottori agronomi e forestali, «se il verde, così come accade a Teramo, non è curato bene, questi eventi possono causare danni maggiori. Se le potature non vengono svolte in maniera adeguata, con interventi di sfoltimento della chioma, la neve con il peso determina la rottura dei rami. Un altro danno che fa la cattiva gestione del verde, che abbiamo segnalato in alcuni casi, è la “capitozzatura” delle piante, cioè una potatura troppo estrema della chioma che determina una riduzione dell'apparato radicale per cui stabilità della pianta è compromessa». E quando il terreno è saturo d'acqua e c’è vento forte, la pianta non più stabile crolla, anche se sembra sana. «Per questo è importante avere intanto una conoscenza del patrimonio verde della città», riprende Cipriani, «non credo che ci sia un censimento delle specie e una conoscenza del potenziale rischio di queste piante, soprattutto quando sono in aree sensibili, come scuole, parchi o bordo strada». Così il rischio può essere controllato, ad esempio delimitando le aree in cui ci sono piante vecchie, oppure potandole, fino ad arrivare al taglio se sono pericolose.
«Non può essere un alibi che non ci sono soldi: non una questione estetica», aggiunge, «ma è una priorità perchè possono anche causare morti. Altri Comuni, come Torino, hanno un piano di manutenzione, dopo che ci fu un morto schiacciato da un'albero. E’ meglio iniziare prima che accada. Ho visto tante piante morte in piedi che non venivano tolte, ma che sarebbero cadute di sicuro. Sono pericolose soprattutto le conifere, cipressi e pini (ieri ne sono stati tagliati 2 alti più di 10 metri ai Tigli, ndr), cioè piante sempreverdi che hanno la chioma d'inverno. Molte sono nei condomini, dove se ne è fatto un uso spropositato. E spesso vengono piantate a ridosso degli edifici, per cui subiscono potature drastiche e si crea lo squilibrio della pianta. E poi non sono specie autoctone, quindi si possono adattare male». (a.f.)
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