Calato il sipario sul consiglio provinciale

12 Giugno 2014

Da ieri tutti i componenti sono decaduti, le funzioni dell’assemblea verranno svolte dal presidente fino a dicembre

TERAMO. I consiglieri provinciali fanno le valige. Da ieri sono decaduti dal loro incarico elettivo, così come stabilito dalla riforma varata dal governo, e le funzioni dell’organismo che hanno rappresentato finora sono assunte dal presidente Valter Catarra. Il “valzer delle candele” che ha concluso l’attività del consiglio è andato in scena nella serata di martedì. In aula è stata approvata l’ultima delibera votata dagli eletti: il rinnovo per 15 anni della gestione della cabinovia dei Prati di Tivo affidata alla Gran Sasso Teramano spa. Nel provvedimento, approvato con l’astensione della minoranza e il solo no di Ugo Nori, si ribadisce come gli 11,4 milioni di euro di fondi Fas non bastino a coprire le spese relative all’impianto. L’ulteriore costo a carico della Provincia, che ammonta a tre milioni di euro, sarà ammortizzato tramite il canone annuo di 200mila euro che dovrebbe essere versato dalla Gran Sasso Teramano.

«Con questa delibera», ha spiegato Catarra, «mettiamo in sicurezza la società e l’operazione voluta fortemente in maniera bipartisan da questo stesso consiglio, sei anni fa, su iniziativa della giunta Ruffini. E’ un atto di responsabilità che, ancora una volta, la Provincia si assume per superare i molti ostacoli amministrativi e finanziari che questo progetto ha incontrato». Il presidente ha auspicato che anche altri enti, come il Comune di Pietracamela e l’Amministrazione separata per gli usi civici, mostrino lo stesso senso di responsabilità. Perplessità sull’iter amministrativo sono state evidenziate dal capogruppo Pd Renzo Di Sabatino. A caratterizzare la seduta di martedì sono stati, però, i saluti di commiato. In carica restano solo il presidente e gli assessori. Catarra gestirà la fase di passaggio che entro dicembre porterà alla designazione dei sindaci e dei loro delegati ai quali spetterà il compito di eleggere i nuovi vertici dell’ente. Il presidente e gli assessori non percepiranno compensi, per cui dovranno necessariamente riprendere le loro attività professionali. «Quello che mi rammarica», ha sottolineato Catarra, «è che la nostra presenza non potrà essere né costante né efficace quanto questa delicata fase imporrebbe».

Nel suo intervento il presidente ha fatto notare come consiglio e giunta siano stati chiamati ad operare nel periodo più difficile dal dopoguerra. «La peggiore difficoltà è stata la delegittimazione, non solo degli eletti ma anche della struttura, delle funzioni, dei dipendenti: lavorare senza un orizzonte», ha puntualizzato Catarra. «Ci hanno lasciato morire per asfissia e il rimpianto più grande è per quelle strade dissestate che non possiamo riparare per mancanza di fondi e a quelle scuole che avrebbero meritato ben altra attenzione». Il futuro è quanto meno incerto. «Nessuno sa bene cosa dobbiamo fare da domani», ha osservato Catarra, «quali funzioni e come esercitarle, con quali poteri e quali limiti». Il presidente ha rivolto un pensiero al suo predecessore Ernino D’Agostino, evidenziandone la preparazione, e ha concluso ringraziando i dipendenti, «persone che stanno vivendo nell’incertezza più totale rispetto al loro futuro personale e professionale nel silenzio di tutti».

Gennaro Della Monica

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