Calci e pugni al corpo dopo le pistolettate

Il procuratore: Tizi ammazzato per vendicare l’onta delle botte prese al bar. I quattro albanesi incastrati dai filmati
TERAMO. E’ una spedizione punitiva di famiglia, culminata con una esecuzione, la dinamica dell’agguato mortale di Martinsicuro. Così la ricostruisce il procuratore Antonio Guerriero dopo la serrata indagine che ha portato all’arresto per concorso in omicidio dei tre complici (il fratello 54enne Michele e i due nipoti Rudi (24 anni) e Tony appena 18enne) di Arjan Ziu, il 49enne albanese che ha confessato di aver ucciso per vendetta il 35enne Roberto Tizi. E a sei giorni dal delitto il capo della procura teramana aggiunge nuovi e agghiaccianti particolari: la vittima, dopo essere stata raggiunta dai tre colpi di pistola, è stata tirata fuori dalla macchina e, ormai già in fin di vita, presa a calci e pugni dai quattro che sono poi scappati. Ad incastrarli non c’è solo la testimonianza della compagna della vittima che era in macchina ed è rimasta ferita di striscio ad una caviglia, ma anche e soprattutto le immagini catturate da alcune telecamere sistemate in via Vasco de Gama, nel quartiere Tronto di Martinsicuro.
Il movente. Per la procura il movente è la vendetta, quella che Arjan Ziu ha voluto consumare dopo il violento litigio avuto qualche ora prima con Tizi davanti ad un bar della zona. Una zuffa in cui lui ha avuto la peggio. «E’ stato preso a cazzotti dall’altro davanti a tante persone», ha detto Guerriero, «e questo era un affronto che non poteva tollerare. Così ha chiamato in aiuto il fratello e i due nipoti per vendicarsi». Un litigio, ha aggiunto il procuratore « nato da precedente attività delittuose messe insieme dai due». Dopo la zuffa, dunque, l’albanese si è allontanato e ha rifiutato il soccorso degli operatori di un’ambulanza. Lui ha detto di aver preso la pistola da un nascondiglio vicino al fiume e di essere poi andato sotto l’abitazione della vittima. Ma gli investigatori sono convinti che quell’arma, che non si trova, gli sia stata portata dai complici che sono arrivati in via de Gama. Lui ha sparato: un primo colpo di pistola a una tempia, poi un altro ad una mascella, infine un terzo sotto un'ascella. Uno ha colpito di striscio la compagna d Tizi che è riuscita a scappare. Poi, sempre secondo la versione degli inquirenti, i quattro avrebbero tirato fuori dalla macchina il corpo ormai senza vita dell’uomo e lo avrebbero colpito con calci e pugni.
Le telecamere. Il procuratore ha sottolineato l’importanza delle telecamere e ha lanciato ai Comuni, ma anche ai privati, l’invito a installare più impianti possibili. «Questo caso», ha detto Guerriero, «ha dimostrato l’utilità delle telecamere. Nella provincia teramana sono ancora troppo poche e invece sono un valido strumento perchè non illudiamoci pensando a rinforzi delle forze dell’ordine. In tempi di spending review le risorse saranno sempre di meno. Per questo è necessario collaborare per combattere la criminalità» Lunedì i tre saranno interrogati dal gip Giovanni de Rensis. Le indagini, coordinate da Guerriero con il sostituto Bruno Auriemma, sono state portate avanti dai carabinieri del reparto operativo guidati dal maggiore Nazario Giuliani.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

