Calvarese, dalla serie A agli alveari

13 Febbraio 2019

L’arbitro ha fondato Aperegina e lancia prodotti per sportivi frutto di studi scientifici con l’università di Teramo

TERAMO. Calcio e api. Gianpaolo Calvarese, arbitro di serie A, reduce dalla partita Fiorentina-Napoli, ha per qualche momento accantonati fischietto e cartellini per indossare i panni dell’imprenditore.
Calvarese ha infatti fondato “Aperegina”, un’azienda che produce integratori sportivi naturali. E da meno di quarantott’ore è attivo il sito www. aperegina.com su cui è possibile fare gli acquisti dei prodotti, innovativi nel panorama mondale sotto diversi aspetti. Grazie al padre Silvano, che era biologo all’istituto zooprofilattico “Caporale” e grande esperto di api, sin da piccolo ha avuto a che fare con arnie, miele e affini. «Mio padre», ricorda Gianpaolo Calvarese, «ha girato tutto il mondo per studiare le sostanze chimiche che caratterizzano il miele, il polline e sopratutto la pappa reale. A casa avevamo solo 5-6 alveari in cui mio padre faceva il miele per la famiglia: io lo seguivo volentieri da piccolo, ero appassionato soprattutto dalla produzione di pappa reale».
Fin qui, poco più di piacevoli ricordi d’infanzia. Calvarese si laurea in ingegneria ambientale e contemporaneamente diventa arbitro di serie A. Fino a quando, qualche anno fa, è accaduto un fatto all’apparenza insignificante. «Andando con mio padre a Coverciano», racconta, «ci siamo fermati da un suo caro amico, Bruno Pasini, che è presidente e socio fondatore del Copait, il consorzio per la protezione della pappa reale italiana. Scambiando due chiacchiere mi chiese come si sentissi. Risposi che ero molto stanco. Mi disse: “Prova la pappa reale”. E trovai molto beneficio. Non succede niente a caso: con mio padre iniziammo a parlare di un progetto in cui la pappa reale poteva essere utile agli sportivi».
Poi è successo tutto in fretta. Calvarese si è riescritto all’università per un dottorato di ricerca e, rimanendo in ambito universitario, con il padre ha deciso di instaurare un rapporto con l’università di Teramo per studiare quale fosse la formula per veicolare i prodotti dell’alveare facendo sì che conservassero le loro caratteristiche. Requisito importante soprattutto per la pappa reale che le perde molto facilmente. Contemporaneamente Calvarese presenta un progetto a un bando di Invitalia del 2015 riservato al cratere sismico e arriva secondo. «A quel punto non ci potevamo più tirare indietro», continua l’arbitro-imprenditore, «e nel frattempo continuava il progetto con l’università. Abbiamo visto quali macchine fossero in grado di conservare le caratteristiche della pappa reale e abbiamo iniziato a produrre. Nel 2018 abbiamo fatto una sperimentazione con professionisti dello sport che ha dato risultati eccellenti tanto che stiamo per pubblicare il lavoro a livello scientifico». Sono nomi del gotha dello sport agonistico, giusto per citarne alcuni: Maurizia Cacciatori (pallavolista, campionessa del mondo), Marco Confortola (alpinista che per 10 volte ha superato gli 8mila metri), oltre ai teramani Marco Mordente (ex capitano della Nazionale basket) e alla mezzofondista Gaia Sabbatini.
I prodotti di “Aperegina” sono tre. «Il primo è a base di pappa reale di altissima qualità in cui vengono mantenute nel tempo le proprietà organolettiche che la rendono un superfood. Con l'università abbiamo dimostrato che solo con vere e proprie procedure di qualità è possibile mantenere integri i principi bioattivi della pappa reale nostrana. E’ da usare prima di una gara o di un allenamento importante. Il secondo, da usare durante la prestazione, è a base di prodotti naturali e miele. Il terzo si chiama “Recovery energy” e serve per il recupero muscolare. È a base di polline d'api micronizzato, un prodotto è tra gli elementi naturali a più alto contenuto di aminoacidi liberi. Anche qui abbiamo studiato, con macchine brevettate nel settore e con le associazioni di categoria, un procedimento per mantenere integre nel tempo le caratteristiche. Basti pensare che la lavorazione del polline da noi dura 5 giorni, dagli spagnoli 2 ore». La produzione, ora su larga scala, si fa in uno stabilimento a Penna Sant’Andrea, con macchinari anche arrivati dagli Usa.
«Abbiamo coinvolto molti apicoltori locali e le associazioni di categoria, che sono la nostra forza: per creare una vera e propria una catena apistica corta e controllata. Tutto con un forte radicamento sul territorio, dalla sede ai fornitori. Per queste caratteristiche è un’esperienza unica al mondo», aggiunge Calvarese. E non finisce qui. «Per il futuro stiamo già pensando di ampliarci, con la costruzione di un laboratorio all'avanguardia ed eco-sostenibile, frutto della collaborazione delle facoltà di ingegneria dell’Aquila e di architettura a Pescara», conclude il dinamico – e ci mancherebbe – arbitro-imprenditore.
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