«Cambia il modo di vedere il cibo»

24 Gennaio 2016

I ristoratori della nuova generazione spiegano cosa “tira” oggi

TERAMO. I ristoratori del centro dicono la propria: ecco le testimonianze di chi lavora nel settore. La Granseola è un ristorante di pesce, attivo da 12 anni, gestito da Paolo Cordoni insieme ai figli Federica e Piero. «Bisognava convincere la clientela a mangiare il pesce in collina puntando su qualità, prezzo ragionevole e linea riconoscibile. Rimanere costanti ci ha premiato. Purtroppo qui si tende a lavorare ognuno per il proprio orticello, collaborare avrebbe ricadute positive per tutti». L'Enoteca centrale di Marcello e Pietro Perpetuini vanta 51 anni di attività. «Il nostro è un bistrot con cucina tradizionale e non», spiegano i titolari, «a pranzo abbiamo soprattutto giovani professionisti e ormai quasi nessuno fa pasti completi, non solo per la crisi ma anche per i ritmi di vita più veloci».

La Vittoria è una trattoria con annessa pensione, gestita un tempo da Rita Profico e ora dal figlio Marco Calvarese. Il locale con quasi 50 anni di attività propone cucina tradizionale teramana. «La richiesta c'è ancora», spiega la signora Rita, «e quando è tempo di virtù prenotano con un mese di anticipo e anche da fuori città. Noi scegliamo sempre ingredienti freschi, non come chi utilizza lo scatolame». Il Liverpool di Bruno Mazzagatti, Tiziana e Marco Del Sordo, è stato la prima birreria teramana. «Negli anni '80 era una trasgressione, oggi una sicurezza», commenta Mazzagatti. «la città 20 anni fa aveva tanti locali e posti a sedere, oggi dal punto di vista dell'offerta si è impoverita. E' vero, c'è un modo diverso di concepire il cibo, a casa abbiamo il frigorifero pieno, quindi magari non interessa più la cucina tradizionale legata a un'economia che si è modificata. Il bisogno delle persone di incontrarsi però resta».

La Contea, gestito da Mattia Zicchinella insieme a Luana Faragò, è un ristorante pizzeria inaugurato il 30 luglio. Il locale propone un menu completo senza glutine e senza maggiorazioni. «L'alimentazione è in evoluzione e la tradizione deve andare di pari passo con l'innovazione», dice il titolare. Il Babila di Adriano De Remigis è un locale multifunzione, aperto da marzo con bar, pizzeria e ristorante con braceria a vista. «Non si ha più il tempo di sedere a mangiare per tre ore, la realtà è più veloce», racconta il titolare. «Teramo è sempre più vuota, basta fare un giro la sera, in giro non c'è nessuno. Gli amministratori vadano a vedere cosa succede altrove, ci sono realtà piccole come Arezzo, Ascoli sempre piene di iniziative».

Bagaria è il nuovo american pub sorto nei locali dell’ex White wolf. Il pub è stato aperto a dicembre da Marco D'Agostino che spiega: «Di americano c'è solo il sogno, mentre il cibo è tutto locale. Con questo pub volevo lanciare un messaggio di speranza. Oggi i clienti cercano qualcosa di diverso, per questo ci vuole il professionista. Un tempo con la ristorazione si guadagnava bene, ora si lavora tanto e si ricava poco. Di questi tempi a fare la differenza è il prezzo, qui una famiglia mangia con 20 euro». Le Scuderie Savini è un locale a scelta multipla, inaugurato lo scorso maggio da Piergiuseppe De Iulis e Alice Iavazzo. «La città risponde e ha sete di innovazione», racconta De Iulis, «i giovani possono dare tanto nel settore, i ristoratori che hanno vissuto tempi d'oro magari non sono incentivati ad andare avanti. Noi giriamo molto, siamo sempre alla ricerca di prodotti nuovi e scegliamo basandoci sulla qualità. Teramo ha un grande potenziale, ma ha paura del cambiamento».

Infine Condito, il locale aperto a dicembre da Walter Romagnoli, che ha preso il posto dell’Antico Cantinone. Il ristorante propone arrosticini fatti a mano, pizza e taglieri. «Offriamo arrosticini in un posto raffinato garantendo qualità e giusto prezzo». (em)

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