«Camere di commercio, va sospesa la fusione»

11 Maggio 2019

Aniem e Api chiedono l’intervento del consiglio comunale con un ordine del giorno Marcozzi: «Uno spiraglio è dichiarare illegittimi gli atti compiuti da Lanciotti»

TERAMO. Sospendere il percorso di accorpamento delle Camere di commercio di Teramo e L’Aquila, «verificando se sono previste modifiche alla legge di riordino» degli enti camerali alla luce dell’esito dei vari ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, e mantenere in ogni caso la sede di Teramo in quanto è proprio il territorio teramano a contare il numero maggiore di imprese.
È quanto chiedono Aniem e Api, che hanno preparato un apposito ordine del giorno che a breve sarà consegnato nelle mani del presidente del consiglio comunale. L’obiettivo è quello di farlo approvare dallo stesso consiglio, impegnando sindaco e giunta a chiedere al presidente della Regione Marsilio di stoppare la fusione, almeno fino a quando non sarà fatta chiarezza sulla legge di riordino. «La storia va avanti ormai da diversi anni», ha sottolineato ieri mattina in una conferenza stampa il presidente dell’Api Teramo Alfonso Marcozzi, «Dopo la riunione convocata a marzo di quest’anno dal presidente della Camera di commercio di Teramo Gloriano Lanciotti quest’ultimo, che per noi è illegittimo perché ha superato il terzo mandato, ci aveva rassicurato dicendo che l’Aquila era d’accordo a fare una nota interlocutoria per stoppare l’avanzamento della fusione. Ma secondo me non è vero e non era vero allora e oggi i fatti ce lo stanno confermando». A differenza del consiglio della Camera di commercio di Teramo, infatti, quello dell’Aquila non ha mai approvato nessun atto per chiedere la sospensione dell’accorpamento e lo stesso presidente di Confindustria L’Aquila, nei giorni scorsi, aveva espresso la necessità di portare a compimenti l’iter quanto prima. «Abbiamo perso degli anni in attesa non si sa di quali eventi», ha continuato Marcozzi, che ha spiegato di parlare anche a nome del collega dell’Aniem Fiorenzo Polisini, ieri assente per altri impegni, «Forse lo spiraglio è quello di dichiarare illegittimi gli atti proposti dal presidente della Camera di commercio di Teramo, visto che non è legittimato a ricoprire quel ruolo».
Il processo di fusione delle due Camere di commercio era stata avviata volontariamente dai due enti nel 2016, subendo poi un rallentamento fino a quando, a marzo di quest’anno, in seguito all’ultima sentenza del Tar Lazio, l’ente camerale di Teramo aveva deciso di sospendere l’iter di accorpamento. Questo alla luce dell’ultima ordinanza del tar Lazio. Intervenendo sul ricorso presentato dalla Camera di commercio di Pavia, il tribunale amministrativo regionale aveva infatti rilevato dei profili di incostituzionalità di alcuni articoli della legge, rinviando gli atti alla Corte Costituzionale. Una decisione che però, allo stato, non sembra mai essere stata condivisa dalla Camera di commercio dell’Aquila.
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